News in Sanità : Viva grazie al fegato di Nicholas Green, scrive a papà Galbiati L'uomo ha lanciato una petizione per la modifica della legge sull'anonimato dei donatori

 "Signor Marco Galbiati sono Pedalà Maria Pia che nel lontano 1994 ricevette il fegato del piccolo Nicholas Green. Vorrei scriverle tante cose, ma non so proprio da dove iniziare". Inizia così la mail ricevuta pochi giorni fa da Marco Galbiati, il papà di un giovane di 15 anni deceduto nel gennaio 2017, che da allora si batte per conoscere chi ha ricevuto gli organi donati dopo la morte del figlio.
    La donna, dopo aver ricevuto il fegato di Nicholas Green, il bimbo ucciso per errore in un agguato mentre era in vacanza in Italia, ne aveva conosciuto i genitori, Reginald e Maggie.
    All'epoca, infatti, non c'era ancora la legge che impone l'anonimato tra famigliari dei donatori di organi e riceventi.
    Memore dell'emozione, la signora Pedalà ha contattato Galbiati, promotore di una petizione online che di quella legge chiede una modifica. "Sono vicina al suo dolore per la perdita del piccolo Riccardo - scrive la donna - e ancora di più alla sua battaglia e quella di Reg Green che vi vede fortemente motivati affinché venga modificata la legge che espressamente vieta alle parti coinvolte in un trapianto di poter decidere liberamente se poter o meno incontrarsi". A spingerla a parlare è il desiderio di raccontare la propria esperienza. "Conoscere la vita del mio donatore mi ha dato una marcia in più". "Sono convinta che la possibilità di una seconda vita che gente generosa come lei e la famiglia Green ci avete regalato merita di poterci guardare negli occhi e stringerci in un abbraccio che vale più di mille parole". Marco Galbiati ha fondato l'associazione "Il tuo cuore la mia stella" per portare avanti i progetti in ricordo del figlio.
    La sua petizione online ha superato le 16.250 firme. (ANSA).
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