Milano, braccio di ferro sul manifesto anti-aborto Affisso davanti alla clinica Mangiagalli, poi coperto da lenzuola. Attivista pro vita: "Denuncio chi l'ha oscurato"

"Stiamo preparando un esposto contro chi ha oscurato il nostro manifesto affisso davanti alla clinica Mangiagalli di Milano. La dottoressa che ha raccontato dell'iniziativa di coprirlo con un lenzuolo parla di libertà di scelta, ma non rispetta la libertà di espressione e non permette sia data a una mamma la libertà di scegliere di tenersi un bambino. Le mamme devono essere informate su questa possibilità". Ad annunciare l'intenzione di presentare denuncia è Giorgio Celsi, infermiere e attivista dell'associazione 'Ora et labora in difesa della vita', promotrice con l'associazione 'Pro Vita' dell'iniziativa di affiggere un manifesto anti aborto davanti all'ingresso dell'ospedale, in questi giorni coperto con lenzuola ma anche con cartelli che ricordano che la "194 è una legge di Stato" e altri con scritte come "Viva la libertà".
La dottoressa a cui fa riferimento Celsi è Alessandra Kustermann, ginecologa paladina dei diritti delle donne, responsabile Pronto soccorso e accettazione ostetrico e ginecologica, Svsed (Soccorso violenza sessuale e domestica) e consultori familiari del Policlinico. La specialista ha infatti pubblicamente parlato dell'operazione e ha difeso la scelta di oscurare il manifesto.
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"E' stato fatto uno sfregio, e non a caso ieri che era la 41esima Giornata per la vita - incalza l'infermiere e attivista - Stanno distruggendo la speranza e il futuro di una nazione. Noi lamentiamo che sia stata lesa la libertà di espressione e lamentiamo anche un danno economico, perché abbiamo pagato 1.800 euro per l'affissione di quel manifesto e c'è l'autorizzazione del Comune di Milano. Chi si prende l'arroganza di metterci un lenzuolo sopra pensi a tutelare la vita". "Faremo anche un esposto all'Ordine dei medici di Milano contro Alessandra Kustermann", che si aggiungerebbe quindi "all'esposto contro ignoti", dichiara ancora Celsi.
L'infermiere parla di "libertà di scelta", ma allo stesso tempo definisce "traditori del giuramento di Ippocrate" i medici che praticano aborti sulla base di quanto prevede la legge 194. E cita anche "interessi economici": "Si sa che c'è una richiesta al ministero della Salute per ottenere incentivi per i medici abortisti. Siamo all'assurdo", sostiene. Il cartello, precisa, "mostra solo una mamma con bimbo in braccio. Invitiamo le mamme a essere coraggiose". E Celsi non trova un problema che le donne, nel giorno in cui vanno in ospedale per sottoporsi all'interruzione di gravidanza, possano rimanere turbate nel vederlo. "Ben venga il turbamento", dice anzi e annuncia l'intenzione di proseguire con le 'veglie di preghiera' davanti alla Mangiagalli. "Saremo lì di nuovo il 18 febbraio. Fino a qualche tempo fa non potevamo più andare in tanti perché la Questura non ci dava la possibilità per motivi di ordine pubblico. Io ho continuato ad andarci da solo e mi sono preso anche torte in faccia e insulti".
"Che denuncino", replica Kustermann. "Ritengo che coprire quel manifesto sia stata un'operazione giusta". Il manifesto, osserva, "è stato solo coperto, non stracciato. Non è illegale coprire un manifesto offensivo contro le donne e che suscita dolore in chi affronta con fatica un'interruzione volontaria di gravidanza. Secondo i dettami della legge 194 nessuna donna deve essere costretta a sentirsi colpevolizzata e stigmatizzata per una scelta dolorosa e necessaria alla sua salute fisica e psichica. Questo manifesto possono metterlo dove vogliono, ma non davanti a un ospedale dove ogni mattina si recano donne che questa scelta la devono affrontare con l'aiuto di una psicologa e di assistenti sociali, disponibili a trovare con lei soluzioni alternative".
"Credo - incalza Kustermann - che la compassione sia fondamentale e che non si possa essere crudeli nei confronti di persone che si trovano in un momento di fragilità". La ginecologa tiene anche a precisare: "Io non sono pro aborto, sia chiaro. Farei di tutto per aiutare le donne a non abortire, ma rispetto in modo totale la loro scelta definitiva. Parto sempre dall'idea che solo chi si trova in quella situazione alla fine è in grado di scegliere. Non è compito nostro giudicare. Lo diceva anche Gesù Cristo, ma evidentemente se lo sono dimenticato".Fonte: AdnKronos
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