come proteggere gli occhi dai raggi solari e da eclissi solari

Proteggere gli occhi dal sole

I raggi solari

I raggi solari possono essere classati in 3 gruppi principali: radiazione ultravioletta, radiazione visibile e radiazione ad infrarossi.
Queste sono tutte delle radiazioni elettromagnetiche ed appartengono alla categoria delle radiazioni non ionisanti (RNI).
I raggi ultravioletti sono una radiazione elettromagnetica di una lunghezza d'onda tra 100-400 nm (nanometri=miliardesimo di metro) e sono la radiazione più energica non ionisante.

Maculopatie da Eclissi

E’ un’attrazione potenzialmente fatale, che si rischia di pagare per il resto della vita: basta un secondo per giocarsi la vista.

L’allarme

L’avvertimento arriva dall’Oftalmico di Torino: memore dell’eclissi solare avvenuta l’11 agosto 1999, e in vista di quella attesa domani (la prossima avverrà il nell’agosto 2026), lancia l’allarme invitando chi desidera osservarla a dotarsi di precauzioni adeguate. Perché nell’ospedale di via Juvarra ricordano ancora la fila delle persone che nei cinque giorni successivi all’eclissi di diciassette anni fa si presentarono al pronto soccorso con forme di maculopatia più o meno grave: a farne le spese furono circa 500 persone. Con una premessa: nei casi più gravi, quelli legati ad una maggiore esposizione ai raggi ultravioletti, il danno è irreversibile.

La maculopatia

Come spiega Claudio Panico, primario dell’Unità di traumatologia dell’Oftalmico, i raggi colpiscono la zona centrale della retina producendo un effetto degenerativo: “Nelle forme più gravi della maculopatia, caratterizzata dalla comparsa di una macchia nera, lo scotoma centrale, nel mezzo del campo visivo, le cellule nervose muoiono”. Muoiono e non si riproducono più, lasciando spazio ad un’invalidità permanente. I casi più lievi, invece, vengono recuperati con una terapia anti-infiammatoria praticata nell’ospedale.

I danni

Al rischio sono esposti donne e uomini di tutte le età: un altro buon motivo per prevenire, evitando l’inganno di un sole che in apparenza non disturba. “Questo è il punto – spiega Romolo Protti, dirigente medico dell’Oftalmico -. Chi fissa il sole in un giorno qualsiasi, una giornata di sole pieno, prova fastidio ed è automaticamente spinto ad abbassare gli occhi. Il sole scuro, tipico durante le eclissi, non abbaglia e quindi invita ad osservarlo”. Allora è già troppo tardi: “Basta un secondo. La maculopatia è immediata ma gli effetti si avvertono dopo qualche ora. L’esame Oct evidenzia chiaramente una bolla nella parte centrale della retina”.

La prevenzione

Come godersi l’eclisse solare scongiurando il rischio? Lasciate perdere gli occhiali da sole: nemmeno quelli garantiscono una protezione adeguata. “Servono occhiali speciali creati appositamente per questo fenomeno o binocoli coperti con un apposito filtro solare”, aggiunge Protti. Possono andare bene anche quelli da saldatore, ma in questo caso la qualità dell’immagine non è buona, a causa della doppia riflessione prodotta dallo spessore del vetro. In alternativa, concludono dall’Oftalmico, si può osservare il “sole nero” con una pellicola da lastra. Guai a prenderlo sottogamba.
Scritto da : ALESSANDRO MONDO - TORINO Light and Laser Injury Dr. Hilal Mohamed Hilal

I Raggi Solari

RAGGI INFRAROSSI: tra 800 - 1400 nm (invisibili, percettibili), 44% dei raggi solari sono dei raggi infrarossi. Questi sono risentiti sotto forma di calore.

RADIAZIONE VISIBILE (LUCE): tra 400 e 800 nm (visibile, impercettibile), 52% dei raggi solari sono delle radiazioni visibili. Questi ci permettono di distinguere le forme e i colori.

RAGGI ULTRAVIOLETTI (UV): tra 100 e 400 nm (invisibili, impercettibili), 4% dei raggi solari sono dei raggi ultravioletti.
Essi possono danneggiare le cellule e provocare in breve tempo scottature alla cute e danni agli occhi, senza produrre sensazioni di calore sul corpo. Col tempo, troppi bagni di sole fanno invecchiare precocemente la pelle, ma gli amanti della tintarella si espongono a insidie ben più gravi, in quanto i raggi UV accrescono il rischio di sviluppare un cancro alla pelle (melanoma) o la cataratta.
A volte, gli effetti di un'ustione si fanno sentire dopo una ventina di anni.
Si distinguono tre tipi di raggi ultravioletti, in funzione della loro lunghezza d'onda :
gli UVA, che costituiscono il 95% dei raggi che raggiungono la superficie terrestre;
gli UVB, che rappresentano il rimanente 5%, e sono molto più nocivi.
Essi causano infatti un'ustione con una velocità 1000 volte superiore agli UVA e inducono inoltre molti tipi di cancro della pelle;
gli UVC, che sono assorbiti al 99% dall'ossigeno della stratosfera e dalle molecole di ozono.
Da: bag.admin.ch

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Caratteristiche generali delle radiazioni incoerenti (UV, VIS, IR)

Misure di prevenzione e protezione, cenni su strumenti di misura
di Dr. Massimo Borra - Ricercatore I.S.P.E.S.L.
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I rischi legati alle radiazioni nei cantieri: misure di protezione da parte del coordinatore

di Dott. Ing. Paolo Fichera

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Radiazioni ottiche... cosa sono?

Non è un corso di fisica, ma alcune cose è necessario saperle…
Le radiazioni ottiche non sono semplicemente la luce che vediamo.
Le radiazioni ottiche sono un tipo di radiazione elettromagnetica.


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Lo spettro elettromagnetico



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I tipi di radiazione elettromagnetica

TIPO FREQUENZA LUNGHEZZA D'ONDA
Onde radio =3 GHz =10 cm
Microonde 3 GHz – 300 GHz 10 cm – 1 mm
Infrarossi (IR) 300 GHz – 428 THz 1 mm – 700 nm
Luce visibile (VIS) 428 THz – 749 THz 700 nm – 400 nm
Ultravioletti (UV) 749 THz – 30 PHz 400 nm – 100 nm
Raggi X 30 PHz – 300 EHz 100 nm – 1 pm
Raggi gamma =300 EHz =1 pm


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D.Lgs. 81/2008 – Le radiazioni ottiche



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Radiazioni ottiche coerenti ed incoerenti

Art. 214 D.Lgs. 81/2008
  • radiazione laser: radiazione ottica prodotta da un laser
  • radiazione non coerente: qualsiasi radiazione ottica diversa dalla radiazione laser


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Radiazioni ottiche coerenti - LASER

Direzionalità
  • Radiazione in un'unica direzione.
  • Più precisamente, l'angolo solido sotteso da un fascio laser è estremamente piccolo.
Monocromaticità
  • Radiazione che cade quasi totalmente in un unico valore di lunghezza d’onda.
Brillanza
  • Nei laser la quantità di energia emessa per unità di angolo solido è incomparabilmente più elevata rispetto alle sorgenti tradizionali. In particolare è elevato il numero di fotoni per unità di frequenza.
  • Questa caratteristica è diretta conseguenza delle due precedentemente citate.
Coerenza
  • Ogni fotone ha la stessa fase del fotone che ha indotto l'emissione.
  • La fase viene mantenuta nel tempo e nello spazio.
Varie modalità di emissione
  • Possibile l’emissione di “pacchetti” di onde estremamente vicini nel tempo.


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Il flusso radiante e l’intensitA' radiante

Il flusso radiante è la potenza totale (in tutte le direzioni) prodotta nello spettro elettromagnetico da una sorgente.
L'intensità radiante è quella porzione di flusso radiante compresa nell'unità di angolo solido.
L'unità di misura dell'angolo solito è lo steradiante (1 sr), quindi l'intensità radiante viene misurata in watt per steradiante.


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L'irradianza

L'irradianza è la quantità di radiazione che cade sull'unità di area (in W/m²).
Nell’ipotesi di simmetria sferica della sorgente, l'irradianza è inversamente proporzionale al quadrato della distanza.
L'illuminanza è l'omologo dell'irradianza, pesata secondo la curva di sensibilità fotopica.


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La radianza

La radianza è la quantità di radiazione riflessa, trasmessa o emessa da una superficie (in W/m² sr).
In caso di una superficie ideale piana che diffonda in maniera uniforme in tutte le direzioni, la radianza è pari alla irradianza divisa per p (pi greco).
La luminanza è l'omologo della radianza pesata secondo la curva di sensibilità fotopica.


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"Alcuni spettri nel VIS di varie sorgenti comuni" e "La lampadina"

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Il D.Lgs. 81/2008 – Titolo VIII – Capi I e V – Cosa fare

  • Valutare il rischio avvalendosi di personale qualificato (ERO e TSL) (artt. 181 e 216);
  • Eliminare e/o ridurre i rischi (artt. 182 e 217);
  • Svolgere sorveglianza sanitaria nei casi previsti (artt. 185 e 218);
  • Informare, formare ed addestrare i lavoratori (artt. 36, 37, 73, 184).


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Il D.Lgs. 81/2008 – Possibili danni



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I principali effetti sull’uomo



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Alcuni esempi di sorgenti di radiazioni IR o processi

  • Sole
  • Cabine di riscaldamento infrarosso
  • Forni di fusione, di asciugatura o essiccazione
  • Saldatrici
  • Lampade per illuminazione di aree videosorvegliate
  • Trasmettitore dati
  • LASER
  • Scanner 2D o 3D LASER
  • Riscaldamento di corpi solidi generici
  • Termoformatura o fusione materie plastiche
  • Taglio LASER
  • Riscaldamento di cibi
  • Termoformatura polipropilene
  • Catalisi o asciugatura di vernici
  • Illuminazione


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Alcuni esempi di sorgenti di radiazioni VIS o processi

  • Sole
  • Forni di fusione
  • Saldatrici
  • Lampade per illuminazione
  • Schermi video
  • LASER
  • Segnali luminosi
  • Lampade flash
  • Lettori di codici a barre
  • Scanner 2D o 3D LASER
  • Illuminazione
  • Fotolitografia
  • Fototerapia
  • Proiezione immagini
  • Fotografia
  • Misurazioni topografiche
  • Taglio LASER


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Alcuni esempi di sorgenti di radiazioni UV o processi

  • Saldatrici
  • Lampade per illuminazione
  • Apparecchiature abbronzanti
  • Lampade germicide
  • Schermi video
  • LASER
  • Trappole per insetti
  • Lampade flash
  • Scanner 2D o 3D LASER
  • Illuminazione
  • Fluorescenza
  • Fotopolimerizzazione
  • Fotolitografia
  • Fototerapia
  • Proiezione
  • Controlli non distruttivi
  • Effetti luminosi scenici
  • Fotografia
  • Trattamenti dentali


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Alcune sorgenti di radiazioni ottiche presenti in cantiere

INCOERENTI
  • Sole (UV, VIS, IR)
  • Saldatura (UV, VIS, IR)
  • Illuminazione artificiale (UV, VIS, IR)
  • Sistemi di riscaldamento ad irraggiamento (VIS, IR)
COERENTI (LASER)
  • Puntatori (VIS)
  • Distanziometri (VIS)
  • Livelle (VIS)
  • Teodoliti (VIS)
  • Scanner 3D (VIS)


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La pericolositA' intrinseca di un LASER



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La classificazione dei LASER

La pericolosità degli apparecchi LASER è definita attraverso delle “classi” crescenti in funzione dei rischi.

Prima del 1° luglio 2005
  • Classe 1
  • Classe 2
  • Classe 3A
  • Classe 3B*
  • Classe 4*
Dal 1° luglio 2005
  • Classe 1
  • Classe 1M
  • Classe 2
  • Classe 2M
  • Classe 3R*
  • Classe 3B*
  • Classe 4*
* : casi con obbligo di nomina del TSL (tecnico di sicurezza LASER), negli altri occorre valutare le modalità di impiego.

Conoscere la data di fabbricazione dell'apparecchio è essenziale per comprendere la pericolosità del LASER

In realtà la classificazione LASER è un po’ più complessa e tiene conto di vari aspetti:
  • Lunghezza d’onda
  • Potenza di emissione
  • Livello massimo di emissione accessibile
  • Modalità di emissione
  • Diametro apparente della sorgente


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Ordinanza 16 luglio 1998 (G.U. 167 del 20 luglio 1998)

Dal 21 luglio 1998 è vietata su tutto il territorio nazionale, la commercializzazione di puntatori LASER o di oggetti con funzione di puntatori LASER di classe pari o superiore a 3 (>1mW), secondo la norma CEI EN 60825.
Lo stesso provvedimento è emanato nell'Unione Europea e negli Stati Uniti d'America.

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Come comportarsi con i LASER: alcune regole base



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I rilievi topografici

Tipicamente sono LASER in
  • Classe 2
  • Classe 3R


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Scanner 3d

Tipicamente sono LASER in
  • Classe 2
  • Classe 3R


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La saldatura



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Le barriere filtranti – EN 1598

VANTAGGI
  • Facile collocazione e trasporto in piano
  • Riducono la propagazione delle radiazioni ma anche di lapilli
  • Immediata segregazione dell’area pericolosa e relativa riconoscibilità
  • Impiego pressoché universale
SVANTAGGI
  • Richiedono spazio per essere impiegate
  • Difficile/impossibile impiego su ponteggi
  • Non idonee per i LASER
  • Costo


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Le radiazioni emesse dal Sole



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La radiazione UV del Sole

Sulla superficie terrestre arriva solo una parte dell’energia emessa dal Sole; l’atmosfera svolge una funzione di filtro.
Il Sole emette luce ultravioletta in tutte e tre le bande UV-A, UV-B e UV-C, ma a causa dell'assorbimento da parte dell'atmosfera terrestre, circa il 99% degli ultravioletti che arrivano sulla superficie terrestre sono UV-A.
Praticamente il 100% degli UV-C e il 95% degli UV-B viene assorbito dall'atmosfera.
Secondo lo IARC la radiazione UV solare che giunge sulla superficie terrestre è cancerogena per l’uomo (gruppo 1).

Esiste un reale pericolo di salute!

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La valutazione del rischio da radiazioni solari

È una valutazione del rischio necessaria, laddove vi è esposizione, perché:
  • Dal punto di vista fisico, a parità di spettro, non vi è alcuna differenza tra una radiazione ottica di origine naturale ed una artificiale;
  • Art. 28 D.Lgs. 81/2008: si devono valutare tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori;
  • IARC classifica le radiazioni ottiche solari UV come sicuramente cancerogene per l’uomo;
  • Esiste già la metodologia codificata per svolgere tale valutazione del rischio a livello europeo.


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La radiazione solare UV in relazione ad aspetti ambientali

L’irraggiamento diretto dipende dai seguenti fattori:
  • La latitudine: L’irraggiamento UV sulla terra, dipende dall’angolo d’incidenza dei raggi UV nell’atmosfera. Nella fascia tropicale l’irraggiamento UV è più intenso.
  • La stagione: secondo la latitudine si possono definire i periodi d’irraggiamento UV. Nell’emisfero nord, i mesi di giugno e luglio sono i più pericolosi. Nell’emisfero sud, i mesi più pericolosi sono invece dicembre e gennaio.
  • L’orario: durante questi periodi più pericolosi una protezione è raccomandata soprattutto tra le ore 10 e 14.
  • L’altitudine: l’intensità dei raggi UV aumenta con l’aumentare dell’altitudine.
    L’atmosfera, che assorbe una parte dei raggi UV, è meno densa in alta quota. Gli UV aumentano del 4% ad intervalli di 300 m di altezza.
All’ombra la percentuale degli UV solari si riduce fortemente (50% e oltre).
L’irraggiamento indiretto dato dalla riflessione al suolo: gli UV aumentano solo leggermente oppure molto secondo la superficie.

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La penetrazione della radiazione nella pelle umana



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La penetrazione della radiazione nell'occhio umano



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I rischi per l'occhio umano

Anche se ben protetto dall'esposizione alla radiazione ultravioletta dalla sua posizione naturale all'interno del cranio, l'occhio è comunque esposto alla luce proveniente frontalmente dal campo visivo e soprattutto, anche se appare meno intuitivo, a quella proveniente dai lati.
In particolare la conformazione del bulbo oculare può focalizzare, per effetto della rifrazione nel tessuto corneale, la radiazione UV sui bordi della pupilla e sul tessuto germinativo dell'iride (effetto Coroneo).
Questo tipo di esposizione può provocare, su tempi lunghi, la cataratta di origine fotochimica.

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Attenzione alle nuvole

In condizione di cielo limpido le radiazioni UV sono alla loro massima intensità.
In condizione di forte nuvolosità il passaggio si riduce, ma il 90% dei raggi UV non vengono filtrati, giungendo quindi al suolo.
La sensazione di calore dovuta al Sole (irraggiamento infrarosso) non ha nulla a che vedere con quello UV.

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Danni agli occhi provocati dall'esposizione al Sole

L'esposizione solare per una o due ore senza protezione, può determinare arrossamento e/o bruciore (cheratite).
I raggi UV possono originare la formazione precoce di cataratta, ovvero un'opacizzazione del cristallino.

Prima dei 18/20 anni, il cristallino non ha ancora completamente formato la sua funzione di filtro fisiologico dell'occhio.
Per questo motivo, i giovani devono essere i primi ad essere interessati alla protezione.
I raggi UV e HEV (luce blu) possono colpire la retina provocando reazioni fototossiche, causa potenziale di degenerazione maculare senile.

Gli UV che raggiungono gli occhi sono dovuti solo alla componente diffusa dall'atmosfera e riflessa dal suolo e dalle strutture circostanti (piante, edifici, ecc...).
Un suolo particolarmente chiaro e riflettente può essere in grado di riflettere una frazione considerevole di UV al punto da originare una fotocheratite in poche ore, se l’esposizione avviene nelle ore centrali di una giornata estiva con occhio non protetto.
La radiazione UV è più intensa in montagna, inoltre d’inverno viene può essere diffusa maggiormente per la riflessione della neve.

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Prima e durante il cantiere...

Prima del cantiere
I coordinatori in fase di progettazione devono:
  • Identificare le lavorazioni in cui sono/possono essere impiegate le sorgenti di radiazione ottica (LASER e non);
  • Esaminare i fattori ambientali del cantiere che possono comportare localmente un aumento dell’esposizione a radiazioni ottiche (per es. montagna o presenza di superfici riflettenti);
  • Valutare le possibili interferenze delle lavorazioni con sorgenti ottiche nel cantiere con le altre lavorazioni in corso;
  • Stabilire nel PSC quali informazioni tecniche ciascun POS debba contenere in relazione alle radiazioni ottiche;
  • Individuare le misure di prevenzione e protezione collettive relative alle radiazioni ottiche (per es. barriere per saldatura, turni e orari di lavoro) e/o gestionali.
Durante il cantiere
I coordinatori in fase di esecuzione devono:
  • Verificare la rispondenza dei POS e delle attrezzature previste a quanto effettivamente presente in cantiere;
  • Monitorare la presenza delle attrezzature, individuando eventuali sorgenti di emissione non già considerate;
  • Disporre la segregazione e segnalazione delle aree con presenza di radiazioni ottiche pericolose;
  • Coordinare le lavorazioni affinché siano evitate/limitate le esposizioni a radiazioni ottiche;
  • Monitorare il cantiere in relazione alla presenza di superfici riflettenti, in particolare nel caso di impiego di LASER;
  • Acquisire tramite i POS i dati tecnici di tali sorgenti (in particolare relativamente ai LASER, tra cui classificazione e data di fabbricazione).


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Gli effetti biologici delle onde elettromagnetiche

Scarica il pdf Le onde elettromagnetiche sono parte integrante dell’ambiente in cui viviamo e lavoriamo, e la loro origine è in parte artificiale (per esempio le onde radio, radar e nelle telecomunicazioni), e in parte naturale (la luce visibile, i raggi X o i raggi gamma).
Ciascuno di noi, quindi, è avvolto costantemente in campi elettromagnetici, un fenomeno per molti aspetti inevitabile e dal punto di vista fisico assolutamente unitario, nel senso che tutti i campi e i loro effetti si basano sui medesimi principi. Il parametro determinante è la frequenza.
La frequenza indica il numero di oscillazioni dell’onda elettromagnetica al secondo. L’unità di misura è i’Hertz (Hz). 1Hz indica 1 oscillazione al secondo, 1 kilohertz (kHz) 1000 oscillazioni al secondo, 1 megahertz (MHz) 1.000.000 oscillazioni al secondo, 1 gigahertz (GHz) 1.000.000.000 oscillazioni al secondo.
Le radiazioni elettromagnetiche possono essere raffigurate e classificate a seconda della loro energia (frequenza) nello spettro delle radiazioni elettromagnetiche. Vedi la figura 4.

Fig. 4) Lo spettro delle radiazioni elettromagnetiche. La figura mostra le diverse classi di onde elettromagnetiche ordinate per la loro energia (frequenza). Di particolare rilevanza per la nostra salute è la suddivisione in radiazioni non ionizzanti e ionizzanti.

Le radiazioni ionizzanti e non ionizzanti

L’effetto biologico delle onde elettromagnetiche dipende essenzialmente dalla loro intensità e dalla loro frequenza. Di conseguenza lo spettro elettromagnetico può essere suddiviso in due tipologie principali: le radiazioni ionizzanti (per esempio i raggi X e gamma) e quelle non ionizzanti, come le onde radio e le microonde (vedi la figura 3).
La linea di demarcazione tra i due tipi di radiazione si colloca all’interno delle frequenze dell’ultravioletto, sicché le radiazioni infrarosse e parte dell’ultravioletto rientrano nelle radiazioni non ionizzanti, mentre la componente superiore della radiazione ultravioletta fa già parte di quelle ionizzanti.
Fra i due tipi di radiazione c’è una differenza fondamentale.
Le radiazioni si differenziano fra loro per la diversa capacità che hanno di interagire con gli atomi e le molecole che compongono la materia. La forza delle radiazioni potrebbe essere paragonata all’impatto di un meteorite su un pianeta.
In un caso (radiazioni ionizzanti) a causa dell’impatto con il meteorite dal pianeta si staccherebbero rocce e terra, mentre nell’altro (radiazioni non ionizzanti) esso provocherebbe soltanto un terremoto.

Le radiazioni ionizzanti (IR – Ionizating Radiation): sulla base delle loro caratteristiche di ionizzare (staccare dalla loro struttura singoli elettroni), possono rompere dei legami chimici di molecole del nostro corpo o creare in esso sostanze particolarmentereattive, che a loro volta possono causare danni rilevanti al sistema biologico, ed è infatti risaputo che anche piccole dosidi raggi ultravioletti o radiazioni ionizzanti (radioattività) possono determinare patologie anche molto gravi come i tumori della pelle o la leucemia.

Le radiazioni non ionizzanti (NIR – Non Ionizating Radiation): le radiazioni non ionizzanti, invece, anche in presenza d’intensità di campo assai elevate non sono in grado di ionizzare (staccare dalla loro struttura singoli elettroni) le molecole di cui è costituito il nostro corpo.
Il principale effetto che riescono a produrre sulle molecole è quello di farle oscillare producendo attrito e di conseguenza calore (come accade ad esempio in un forno a microonde): il riscaldamento è proprio l’effetto principale delle radiazioni non ionizzanti.

Anche nell’ambito delle radiazioni non ionizzanti l’effetto biologico dipende molto dalla loro frequenza, sicché anche per questo tipo di onde si è soliti adottare un’ulteriore differenziazione in:
  • Frequenza estremamente bassa (ELF): i campi (elettrici e magnetici) a frequenza estremamente bassa, si formano prevalentemente in corrispondenza di apparecchiature o cavi elettrici in ambienti domestici o lavorativi, oppure a ridosso delle linee ad alta tensione o dei trasformatori.
    Per le ELF il campo elettrico ed il campo magnetico possono essere considerati separatamente.
    Il fattore determinante è però il campo magnetico, che a differenza del campo elettrico é assai piú difficile da schermare. L’effetto biologico principale dei campi a bassa frequenza è di produrre all’interno del nostro organismo (per la cosiddetta induzione) delle correnti elettriche che si possono sovrapporre a quelle naturali, dando vita, soprattutto in presenza di elevate intensità di campo, a sovreccitazioni nervose e muscolari (azione irritativa sul sistema nervoso centrale).
    Si parla anche di una possibile correlazione tra i campi a bassa frequenza ed alcuni casi di leucemia infantile insorti in bambini residenti in prossimità di linee ad alta tensione.
  • Radiofrequenze e microonde: i campi a radiofrequenza e microonde (RF), vengono utilizzati soprattutto nelle telecomunicazioni, per esempio nei trasmettitori, nella telefonia mobile o anche a livello domestico nei forni a microonde.
    Per l’alta frequenza il campo elettrico e magnetico sono un fenomeno unico, interdipendente, denominato campo elettromagnetico. Esso è relativamente facile da schermare (per esempio coi muri degli edifici, i tetti di lamiera o le tappezzerie a conduzione elettrica).
    Alle alte frequenze, soprattutto in presenza di elevate intensità di campo, predominano gli effetti cosiddetti termici, ossia il riscaldamento dei tessuti corporei dovuto all’assorbimento delle radiazioni.

Dato che l’effetto biologico delle radiazioni non ionizzanti dipende molto dalla loro frequenza anche i limiti di legge variano in funzione della frequenza della radiazione (vedi di seguito valori limite).

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Quali effetti hanno le radiazioni non ionizzanti ad alta frequenza sulla salute umana?

Riguardo agli effetti sanitari dei campi elettromagnetici in generale si distingue tra effetti termici e atermici.

Gli effetti termici (effetti acuti)

Gli effetti riconosciuti dei campi ad alta frequenza sono connessi all’assorbimento di energia ed al conseguente aumento della temperatura nel tessuto irradiato. Effetti termici sono normalmente causati da esposizioni brevi ma intense.
Per misurare l’energia radiante assorbita dal corpo umano nell’unità di tempo si utilizza il cosiddetto SAR (acronimo di specific absorption rate) o anche “tasso d’assorbimento specifico” (TAS) espresso in watt per chilogrammo di massa corporea (W/kg).
Il valore di base del SAR ha una corrispondenza diretta con gli effetti biologici dell’esposizione elettromagnetica:
  • Alcune ricerche condotte su cavie animali hanno dimostrato che l’esposizione può causare effetti di vario genere (per esempio disturbi metabolici, nervosi e comportamentali) ad un valore di SAR mediato su tutto il corpo di circa 2 W/kg.
    Oltre i 4 W/kg si cominciano a registrare dei danni veri e propri, sicché questo valore è abitualmente considerato la soglia di rilevanza per la salute umana nell’assorbimento energetico.
    Quando poi l’assorbimento supera i 10 W/kg i danni all’organismo diventano irreversibili.
  • Utilizzando un cellulare, l’assorbimento energetico nel capo è inferiore a 2 W/kg. Occorre però ricordare che l’attività fisica, la presenza di temperature esterne elevate, l’alta umidità dell’aria e lo scarso ricambio d’aria possono aumentare ulteriormente gli effetti termici dovuti alle alte frequenze.
    Inoltre, la soglia di tolleranza termica solitamente riscontrabile nelle persone sane può essere notevolmente ridotta negli anziani, nei malati (soprattutto se in stato febbrile) o in chi assume alcuni tipi di farmaci. Una particolare attenzione va rivolta ai bambini.
  • In presenza di tassi d’assorbimento elevati sono particolarmente a rischio gli organi poco vascolarizzati, quelli cioè con una scarsa circolazione sanguigna e quindi un decongestionamento termico piú lento, come gli occhi o testicoli. Essi si riscaldano piú velocemente e sono quindi piú esposti al rischio rispetto ad altre zone del corpo.
  • In alcuni studi è stato ipotizzato un effetto negativo delle radiofrequenze del cellulare sul cervello (riscaldamento), in particolare per i bambini (International Expert Group on Mobile Phones – IEGMP – Stewart report). Tuttavia svariate ricerche su questo problema non hanno potuto avvalorare l’ipotesi di un possibile rischio per la salute (vedi bibliografia).
    Saranno necessarie maggiori ricerche in questo campo.


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Gli effetti atermici (effetti a lungo termine)

Oltre agli effetti termici prima descritti, le radiazioni elettromagnetiche determinano nell’uomo degli effetti biologici associati a valori di SAR molto piú bassi (‹ 0,01 W/kg), e che non si spiegano con il solo riscaldamento dei tessuti.
Ecco perché si suole definirli “effetti atermici”. Si tratta normalmente di esposizioni di lunga durata però di bassa intensità.
La ricerca scientifica non ha ancora fatto piena luce sulle conseguenze reali che tali effetti atermici possono avere per la salute umana. In alcuni casi si dispone soltanto di dati sperimentali (ottenuti cioè con prove in vitro o su cavie animali). In altri, i risultati ottenuti appaiono contraddittori.

Dai vari studi eseguiti emergono i seguenti effetti:
  • alterazioni dell’attività enzimatica della ornitinadecarbossilasi (un enzima che, quando è attivo, è associato all’insorgenza di tumori)
  • modifica del tenore di calcio nelle cellule (trasporto degli ioni dentro e fuori dalle cellule)
  • alterazioni delle proteine della membrana cellulare e modifica del trasporto di ioni attraverso la membrana stessa (un fenomeno essenziale per le cellule cerebrali).

Tutti questi effetti possono tradursi in alterazioni piú o meno manifeste della funzione cellulare, con conseguenze sulla salute umana ancora tutte da approfondire e verificare.

Attualmente, analogamente ad altri agenti i cui effetti biologici sono in parte ancora ignoti, le ricerche stanno cercando di chiarire alcuni aspetti considerati particolarmente critici:
  • l’eventuale rapporto tra i campi ad alta frequenza o quelli a bassissima frequenza e alcuni tipi di tumori, i disturbi della funzione riproduttiva, alcune malformazioni congenite, l’epilessia, le cefalee ed altri disturbi neurofisiologici (come amnesie o depressioni), disturbi del sistema immunitario, degenerazione del tessuto oculare, l’aumento del rischio dell’insorgenza di effetti negativi in alcuni soggetti come i bambini, le gestanti o gli anziani.

Fino ad oggi non si possono ancora valutare gli effetti sulla salute prodotti dagli effetti atermici delle radiazioni ad alta frequenza o a bassissima frequenza, né si possono stabilire dei limiti di legge “assolutamente sicuri”.
Per il momento, comunque, sono da ritenere validi i parametri di sicurezza stabiliti dalla Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ICNIRP), che però sono principalmente riferiti agli effetti termici documentati.
A livello internazionale si raccomanda un monitoraggio scientifico costante e qualificato dei possibili rischi per la salute prodotti dalla telefonia mobile, accompagnato da una valutazione continua e sistematica dei risultati (vedi IEGMP 2000). Anche per questo, è sempre consigliabile adottare tutte le misure cautelative possibili. Attualmente l’attenzione della ricerca è principalmente rivolta al cellulare stesso, in quanto l’esposizione alla testa di chi utilizza il cellulare è nettamente maggiore di quella dovuta alle stazioni radio base.

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Valori limite per l’esposizione ai campi elettromagnetici

L’ICNIRP - la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti - avendo per compito quello di documentare e valutare in maniera scientifica i rischi sanitari connessi all’utilizzo delle radiazioni non ionizzanti, ha affrontato anche il problema delle linee guida per la limitazione dell’esposizione alle radiofrequenze e alle microonde.
In base ai risultati certi che la ricerca a livello mondiale riesce a produrre, la Commissione da alcune raccomandazioni riguardo ai limiti d’esposizione.
Questi limiti sono suddivisi in limiti di base e livelli di riferimento.

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Limiti di base per la prevenzione per la popolazione

I limiti di base per l’esposizione ai campi elettromagnetici sono individuati in base a dei valori soglia certi, perciò essi sono principalmente riferiti agli effetti termici (effetti acuti). Per soglia si intende una grandezza minima, sotto la quale l’effetto biologico in oggetto non è ancora rilevabile.

Il limite di base per l’esposizione “total body” (su tutto il corpo) è pari a 0,08 W/kg. Perciò partendo, come riportato in precedenza, da 4 W/kg come soglia minima per i danni alla salute umana, si è stabilito un valore di sicurezza di 0,08 W/kg, cioè un valore 50 volte inferiore alla soglia! Per l’esposizione professionale (2000 ore lavorative all’anno) la soglia stabilita è invece di 0,4 W/kg.
Fonte: ICNIRP 1998

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Livelli di riferimento ICNIRP e situazione in Italia

Rilevare direttamente i tassi d’assorbimento specifici nel corpo umano è ovviamente impraticabile (si dovrebbe misurare l’assorbimento all’interno del corpo) ma, dovendo comunque disporre di valori di riferimento facilmente accessibili e che permettano di caratterizzare una determinata area, si è deciso, partendo dai limiti di base sopra descritti, di dedurre da questi – tenendo conto delle condizioni di esposizione più sfavorevoli - i cosiddetti “livelli di riferimento indiretti” per i campi elettrici e magnetici, facilmente misurabili all’esterno del corpo.
Piú di venti paesi del mondo si adeguano, nelle rispettive norme in materia, a questi livelli di riferimento raccomandati dall’ICNIRP nel 1998. Facciamo notare che i livelli di riferimento variano in funzione della frequenza. Per esempio, assumendo un valore massimo di assorbimento di 0,08 W/kg per l’esposizione umana, si raccomanda per l’area in prossimità di un’antenna trasmittente (con una frequenza attorno a 900 MHz, tipica della telefonia mobile) un livello di riferimento di 41 V/m.
Il fatto che riguardo agli effetti atermici nel mondo scientifico non vi è certezza, in Italia ha destato particolare attenzione ed ha avuto anche un riscontro legislativo diretto.
Rispetto a molti altri paesi, infatti, lo Stato italiano ha stabilito per gli ambienti abitativi dei valori di cautela molto restrittivi. Se infatti un limite sanitario può essere stabilito soltanto in base a conoscenze accertate sugli effetti delle radiazioni per la salute umana, un valore di attenzione o obiettivo di qualità tiene conto anche degli effetti a lungo termine, possibili ma non ancora dimostrati, e si propone di garantire, nel dubbio, un livello di sicurezza ancora piú elevato.

Ecco perché, nel territorio italiano, in corrispondenza di edifici adibiti a permanenza non inferiore a 4 ore, per le frequenze comprese fra 0,1 MHz e 300 GHz si è stabilito un unico limite di cautela per il campo elettrico pari a soli 6 V/m (decreto legislativo 381/1998), adottando cosí un criterio decisamente piú restrittivo rispetto a quello raccomandato dall’ICNIRP (per esempio 41 V/m per la frequenza di 900 MHz).
La tabella 2) riporta un confronto a livello internazionale dei livelli di riferimento per la telefonia mobile per le frequenze di 900 MHz e 1800 MHz, per i quali alcuni stati, fra cui p. es. l’Italia, hanno introdotto dei valori di cautela più restrittivi di quelli raccomandati dall’ICNIRP. Ricordiamo infine che in Italia in base alla nuova legge quadro (Legge 22/02/2001 n. 36, art. 4) la definizione dei valori limite rientra nella competenza esclusiva dello stato e che a livello nazionale i relativi limiti devono essere gli stessi.
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Come è la situazione in Alto Adige?

A decorrere dal 2 gennaio 1999, in base al decreto legislativo 381/1998 tutti i progetti di installazione di nuove stazioni fisse di telecomunicazioni e radiotelevisive o di modifica di quelle esistenti necessitano obbligatoriamente del nullaosta (valutazione tecnico ambientale) dell’autorità competente, che nella fattispecie è il laboratorio di chimica fisica presso l’agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente.
Uno degli aspetti piú critici è la scelta del sito (l’ubicazione delle antenne).
L’ubicazione piú idonea infatti va individuata d’intesa con l’ufficio di coordinamento territoriale, l’ufficio tutela del paesaggio ed i comuni, pur tenendo conto, come prescrive la legge, delle esigenze dei gestori riguardo alla copertura..

Ove sia possibile (ad es. nelle zone rurali) ed in accordo con il gestore, il laboratorio si adopera affinché gli impianti di trasmissione vengano installati ad una certa distanza dalle case abitate o dalle zone individuate per l’edilizia.
Nei centri urbani, ovviamente, la densità edilizia non consentirebbe il rispetto di distanze elevate, senza contare che un vincolo di questo tipo sarebbe in contrasto col decreto 381/1998 vigente, in base al quale le autorità competenti non possono impedire o limitare le possibilità di copertura del territorio.

Il numero delle stazioni radio é proporzionale al numero degli utenti della telefonia mobile che, come è noto, è particolarmente elevato proprio nelle aree urbanizzate. In questi impianti, quindi, ciò che conta maggiormente è evitare che il fascio di radiazione del segnale sia rivolto direttamente sugli edifici abitati adiacenti, e dove non sono possibili interventi diversi, il gestore deve quantomeno limitare la potenza di trasmissione, oppure aumentare l’altezza dell’antenna in modo che il fascio di radiazione passi sopra gli edifici piú vicini.

Tutto considerato, si può ritenere che con l’installazione delle nuove stazioni (successive all’entrata in vigore della legge) per la popolazione altoatesina si determinino livelli d’esposizione nettamente inferiori al valore massimo stabilito dal legislatore (6 V/m): nelle aree rurali infatti l’intensità media dei campi elettrici rilevati è inferiore a 1 V/m, con punte di circa 2 V/m, mentre anche nelle zone ad alta densità abitativa i valori di regola non superano i 3 V/m per le case più esposte e nelle condizioni di massimo carico..

Anche gli impianti meno recenti, comunque, sono sottoposti a controlli, con risultati che finora sono stati soddisfacenti. Ovviamente, ci sono ancora dei casi in cui la scelta dell’ubicazione non è ottimale, ma fin quando il valore massimo di legge di 6 V/m non viene superato, il gestore non può essere obbligato a spostare l’antenna. Il piú delle volte, comunque, si riesce a trovare la possibilità, magari contestualmente a lavori di ottimizzazione o di adeguamento tecnico dell’impianto, di ottenere in comune accordo ed interesse il trasferimento dell’antenna in un luogo piú idoneo.

Alla luce di queste considerazioni, è quindi importante che i comuni individuino nei propri piani urbanistici delle aree in cui installare questi impianti, ovvero delimitino in quelle aree in cui evitare l’installazione (per esempio in corrispondenza di edifici di particolare valore storico, aree ad alta densità abitativa o cosiddette zone sensibili come scuole, asili, ecc.), informandone tempestivamente i residenti e le categorie interessate.
Per il prossimo futuro si chiederà al gestore di presentare una pianificazione annuale degli impianti previsti. Inoltre si sta lavorando ad un nuovo piano per la definizione dei siti per gli impianti di trasmissione e ad una relativa legge provinciale.

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Il catasto delle sorgenti fisse dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici

Come previsto a livello nazionale dalla nuova legge quadro (Legge 22/02/2001 Nr. 36, Art. 4 c ed Art. 8,1d) il Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano, con mozione n. 93/99 ha deliberato l’istituzione di un catasto delle sorgenti d’inquinamento elettromagnetico in Alto Adige.
Dell’esecuzione è stata incaricata l‘Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente - Laboratorio di chimica fisica in collaborazione con l‘Ufficio di informatica geografica della provincia. Lo scopo è di realizzare una banca dati georeferenziata di tutte le sorgenti fisse di emissione dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, come impianti di antenne radio, TV, SRB, ecc. e le linee di distribuzione dell’energia elettrica.
Le informazioni contenute nel catasto saranno di fondamentale importanza per future pianificazioni a livello territoriale, autorizzazioni, calcoli modellistici, previsionali ed altro.
La tabella 3) riassume il numero di siti di antenne in Alto Adige (situazione al 31/12/2001) mentre la fig. 5) mostra la distribuzione geografica delle stazioni radio base per la telefonia mobile in Alto Adige.
Tabella 3) Impianti di antenne in Alto Adige (situazione al 31.12.2001)
(*) Corrisponde al numero di impianti di antenne. Un determinato sito (luogo dell’impianto può ospitare diversi impianti.


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Come richiedere una misurazione ed a chi rivolgersi per ulteriori informazioni?

In provincia di Bolzano, i rilevamenti ufficiali sono eseguiti dal laboratorio di chimica fisica presso l’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente. Per richiedere una misurazione è sufficiente presentare una semplice domanda scritta, indicando in ogni caso il numero di telefono per eventuali chiarimenti e per concordare data ed ora del sopralluogo.
Consigliamo comunque di telefonare prima al laboratorio per accertarsi della reale necessità di eseguire il rilevamento. Il costo di una normale verifica dei campi elettromagnetici è di circa 77 Euro+IVA.

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Data ultimo aggiornamento pagina: 11/01/2017
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