Osservazioni e Riflessioni Cliniche - La dolenzia trigeminale oftalmica: una nuova risposta terapeutica



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29/10/2013 - La dolenzia trigeminale oftalmica: una nuova risposta terapeutica

 Il dolore oculare è, al contrario di quanto si pensi, più complesso da diagnosticare e da terapizzare di quanto si possa credere. Spesso le pazienti, perché sono più spesso donne, lamentano dolore generico al bulbo oculare o all'orbita. Obbiettivamente non si riscontrano segni che possano giustificare il dolore diffuso accusato, che spesso spinge le pazienti a interminabili peregrinazioni da un collega ad un altro ed a indagini strumentali complesse. La secchezza oculare è spesso ritenuta causa del fastidio/dolore oculare. La prescrizione di lacrime artificiali la terapia più frequentemente prescritta. La sofferenza trigeminale latente, sostenuta da squilibri glicemici, è la più frequente causa di tale dolenzia. Questa forma di risentimento trigeminale è secondario a dismetabolismi sistemici. Più frequentemente ci troviamo di fronte a dolenzie primarie, rilevabili con una semplice digitopressione della prima branca del V° nervo cranico, come del resto le forma secondarie. Le variazioni metereologiche in questo tipo di affezione sono importanti; l'inizio dell'autunno o della bella stagione i periodi più frequenti in cui la dolenzia trigeminale spesso si riacutizza. E' opportuno distinguere questa affezione del trigemino dalla vera nevralgia trigeminale, molto più gravosa di segni e sintomi, di pertinenza neurologica, che necessita di ben altri farmaci(Lirica- Tegretol). Da più tempo utilizzo con successo un'associazione di superossidodismutasi e acido alfa lipoico con aggiunta di vitamine del Gruppo B se i sintomi sono molto importanti, per lungo tempo. La risposta di quest'associazione farmacologica nella mia esperienza risulta molto efficace, utilizzabile anche nelle paresi del VI nervo cranico di origine dismetabolica. Gli effetti collaterali della terapia così prescritta, da continuare per lungo tempo sono praticamente inesistenti. Naturalmente bisogna sempre accertare che non ci siano cause secondarie misconosciute alla base di tale dolenzia, pericolose se non intuite per tempo e non diagnosticate per mezzo di RMN e/o TC cranio, esami che dobbiamo prescrivere senza indugi nei casi sospetti o non chiari. Un'anamnesi accurata evita smarrimenti diagnostici, anche se l'errore di valutazione può essere dietro l'angolo. L'esperienza ci guida per il meglio; sottovalutare i sintomi accusati e, a volte mal espressi dai pazienti, è causa frequente di errore. Attenzione all'anamnesi fonte di ogni diagnosi!
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