Morbillo, record di casi in Europa e nell'Est

Mai così tanti in dieci anni. Preoccupazione in Oriente e Usa
Dagli Usa alle Filippine passando per l'Europa, il morbillo non dà tregua, con focolai ed epidemie che preoccupano a tutte le latitudini. Dopo lo stato di emergenza proclamato nello stato di Washington nei giorni scorsi oggi è l'ufficio europeo dell'Oms a lanciare l'allarme, e anche dal paese asiatico arrivano notizie preoccupanti.  Nel 2018, ha affermato l'Oms, nei 53 paesi della regione europea, che comprende oltre all'Europa tutti i paesi dell'Est compresa la Russia, ci sono stati oltre 82mila casi di morbillo, il numero più alto del decennio, con 72 morti. La cifra è tre volte rispetto a quella del 2017 e 15 volte quella del 2016, l'anno del record negativo.

Nei paesi che registrano i casi che portano al ricovero, continua il documento, il 61% dei pazienti ha avuto bisogno del soggiorno in ospedale. L'aumento, sottolineano gli esperti dell'Oms, è avvenuto nonostante nel 2017 si sia raggiunta la più alta copertura vaccinale mai registrata per la seconda dose, circa il 90%. "Tuttavia - spiega la nota - i progressi registrati nella regione si basano sui dati a livello nazionale, che possono mascherare dei gap presenti in singole aree che non vengono riconosciuti finchè non si verifica il focolaio". I casi si sono verificati in 47 stati su 53, afferma Zsuzsanna Jakab, direttrice del'Oms Europa. "Dai dati appare chiaramente che il ritmo attuale di crescita delle vaccinazioni sarà insufficiente a fermare la circolazione del morbillo". La malattia sta colpendo in diverse parti del mondo comprese quelle, come gli Usa, dove sembrava debellata. L'obiettivo è lontano per le Filippine, dove addirittura ci sono 2,5 milioni di bambini senza copertura vaccinale.

Nel paese è in corso un'epidemia di morbillo che dall'inizio dell'anno ha fatto oltre 1800 casi e 26 morti, con un aumento del 74% rispetto allo stesso periodo del 2018. Nel 2016 il tasso di vaccinazione era di circa il 75%, sceso però al 60% nel 2017 e probabilmente ancora più in basso nell'anno successivo. Fra i motivi del calo c'è anche la sfiducia nei vaccini alimentata dal 'caso Dengvaxia', in cui alcune morti di bambini sono state attribuite all'uso dell'immunizzazione contro la dengue.  Anche l'Italia, dove i primi dati sugli effetti della legge Lorenzin hanno visto un aumento delle coperture, deve fare i conti con il virus. Un focolaio attivo da fine 2018 è stato segnalato a Rimini con 17 casi notificati nelle ultime settimane in tutta la provincia, principalmente fra ragazzi delle scuole superiori che non hanno effettuato o completato il ciclo vaccinale, nemmeno dopo la profilassi scattata dopo le prime infezioni. Fonte: Dottnet
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