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Identificato il gene che aumenta il rischio di allergie agli antibiotici

In chi presenta una variazione aumentano le reazioni avverse gravi
E' colpa della variazione di un gene se alcune persone sviluppano reazioni gravi e potenzialmente pericolose per la vita ad alcuni comuni antibiotici. Test di routine per questo gene potrebbero migliorare la sicurezza del paziente. E' quanto riporta uno studio pubblicato nel Journal of Allergy and Clinical Immunology.  La vancomicina viene comunemente somministrata in ospedale o come terapia endovenosa domiciliare per il trattamento di infezioni batteriche gravi e potenzialmente letali. Entro due-otto settimane dall'inizio della terapia antibiotica, tuttavia, alcuni pazienti sviluppano una reazione grave sistemica caratterizzata da febbre, eruzione cutanea diffusa e danno agli organi causati da una risposta immunitaria al farmaco. Quando questo accade il trattamento viene interrotto, si rende necessario assumere forti immunosoppressori, e il tasso di mortalità che ne risulta si avvicina al 10%.  I ricercatori della Vanderbilt University School of Medicine hanno mostrato ora che tale reazione associata alla vancomicina si verifica nell'86% dei pazienti portatori di una specifica variazione nei geni dell'antigene leucocitario umano (HLA). E che il 20% dei pazienti che avevano iniziato la vancomicina e che erano portatori di questa variante (HLA-A*32:01) sviluppavano la reazione entro quattro settimane. In concomitanza, il gruppo ha sviluppato un test diagnostico semplice ed economico che può essere installato nei laboratori diagnostici di routine.

 

fonte: Journal of Allergy and Clinical Immunology.
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