Nutrizione e movimento per rallentare l’immunosenescenza
Nutrizione e movimento per rallentare l’immunosenescenza; by medicopaziente.it
Dalle Giornate francesi della nutrizione 2025 arrivano nuovi dati sull'utilità di dieta ed esercizio fisico in popolazioni vulnerabili, come anziani e pazienti oncologici
19 Febbraio 2026
Stefania Cifani
Aggiornamento clinico, Nutrizione
Strategie nutrizionali e attività fisica strutturata possono potenziare la competenza immunitaria in popolazioni vulnerabili, come anziani e malati oncologici. Dieta ed esercizio possono rappresentare un mezzo per contrastare l’immunosenescenza e migliorare la risposta alle terapie.
È quanto emerso durante le recenti Giornate francesi della nutrizione 2025, (Lione, 10-12 dicembre); il declino del sistema immunitario, associato a invecchiamento e cancro, apparirebbe dunque come un processo che è possibile modificare attraverso interventi mirati.
Malnutrizione e immunosenescenza
La sarcopenia, con la progressiva perdita di massa muscolare e l’aumento della massa grassa è spesso associata all’invecchiamento; si tratta di cambiamenti in parte determinati dalla malnutrizione, non rara nelle persone di età superiore ai 65 anni, e responsabile di un aumentato rischio di morbilità e morbidità. Si stima che la prevalenza della malnutrizione possa variare dal 4% al 10% tra gli anziani che vivono al proprio domicilio, dal 15% al 35% tra quelli istituzionalizzati ed è compresa tra il 30% e il 70% nei pazienti ospedalizzati.
La malnutrizione è spesso legata a una riduzione dell’appetito causata da alterazioni del gusto e dell’olfatto, e da cambiamenti nell’alimentazione. Secondo Delphine Sauce, ricercatrice presso il Centre d’Immunologie et des Maladies Infectieuses (Cimi) di Parigi, si tratta di un “circolo vizioso”: la malnutrizione conduce alla perdita di massa muscolare e all’indebolimento del sistema immunitario, aumentando il rischio di infezioni. Paradossalmente, gli episodi infettivi richiedono un maggiore apporto calorico, aggravando ulteriormente lo stato nutrizionale.
Dal punto di vista biologico, l’immunosenescenza si manifesta con una ridotta produzione di cellule staminali ematopoietiche nel midollo osseo, alla quale consegue un declino dell’efficienza del sistema immunitario. A livello di immunità innata, si osserva inoltre un difetto qualitativo: le cellule natural killer e i macrofagi, pur presenti in numero sufficiente, mostrano una ridotta capacità di risposta agli stress e una minore mobilitazione. Parallelamente, negli anziani si sviluppa uno stato di infiammazione cronica di basso grado, noto come inflammaging, favorito dall’aumentata permeabilità intestinale e dalla traslocazione microbica attraverso la barriera intestinale.
Alimentazione e attività fisica per contrastare l’immunosenescenza
L’attività fisica svolge un ruolo di “modulatore immunologico”; l’esercizio può aumentare la capacità citotossica delle cellule natural killer nei confronti di alcune linee cellulari tumorali, nella misura di circa il 60% già un’ora dopo lo sforzo; questi effetti sembrano essere mediati principalmente dal miglioramento della perfusione sanguigna.
Sul fronte nutrizionale, sono allo studio alcune strategie quali il rafforzamento della barriera intestinale tramite prebiotici, probiotici e simbiotici, l’integrazione mirata di minerali e vitamine, e l’utilizzo di composti senolitici (come rapamicina, metformina e resveratrolo) per regolare l’attività delle cellule senescenti.
Immunosenescenza nei pazienti oncologici
Un altro tema di grande interesse affrontato nel congresso è il contrasto all’immunosenescenza nei pazienti oncologici.
Manon Gouez, ricercatrice presso il dipartimento di Prevenzione del Cancro e Ambiente del Centro Léon Bérard di Lione, ha presentato i risultati dello studio ERICA, condotto su pazienti con tumore al polmone in regime di immunochemioterapia. Lo studio ha confermato la fattibilità di un protocollo di attività fisica supervisionata (sessioni di ciclismo pre-trattamento e 6.000 passi giornalieri). Complessivamente, l’81% dei pazienti ammessi allo studio è riuscito a seguire il protocollo, mantenendo un livello soddisfacente di attività fisica con effetti positivi sulla qualità della vita e del sonno.
Le variazioni nelle proporzioni delle cellule immunitarie sono risultate tuttavia modeste; secondo i ricercatori questo potrebbe essere dovuto alla intensità moderata dell’esercizio, e al tempo intercorso tra l’attività fisica e la somministrazione del trattamento, forse insufficiente.
In sintesi, durante il convegno è stata sottolineata l’importanza dell’integrazione precoce di approccio dietetico e attività fisica nei percorsi di cura delle popolazioni anziane, e delle persone sottoposte a trattamento oncologico. Nel caso di pazienti anziani e oncologici l’attività fisica dovrebbe essere discussa già al momento della diagnosi.