Tumore del colon-retto, sta cambiando il paradigma di cura?

Tumore del colon-retto, sta cambiando il paradigma di cura?

Tumore del colon-retto, sta cambiando il paradigma di cura? by medicopaziente.it
Un progetto di ricerca europeo punta a comprendere perché alcuni pazienti rispondono in modo eccezionale alle nuove immunoterapie

14 Febbraio 2026
Stefania Cifani
Aggiornamento clinico, Oncologia
Lo studio Impact Crc, progetto di ricerca europeo avviato nell’ambito della partnership Ep PerMed (European Partnership on Personalised Medicine)-Jtc 2025, che ha tra i tra i centri di riferimento la Fondazione IRCCS Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano punta a definire un approccio personalizzato al trattamento dei tumori del colon-retto, sulla base dei risultati eccezionali ottenuti dallo stesso Istituto con i nuovi farmaci immunoterapici.

Abbiamo chiesto a Filippo Pietrantonio, responsabile della struttura semplice di Oncologia gastrointestinale Istituto Nazionale dei Tumori IRCCS Milano come nasce il progetto IMPACT CRC?

IMPACT nasce sulla base dei risultati ottenuti con lo studio UNICORN, avviato più di due anni fa e ancora in corso, che ha studiato l’efficacia dell’immunoterapia neoadiuvante -somministrata prima dell’intervento chirurgico- nel trattamento del tumore del colon-retto operabile. L’idea di fondo è quella di portare avanti, insieme, ricerca e cura; in passato il trattamento del tumore del colon è sempre stato trattato con intervento chirurgico seguito, eventualmente, da chemioterapia adiuvante. Oggi le evidenze e le linee guida più recenti affermano che, nei tumori localmente più avanzati ancora guaribili e operabili ma a più alto rischio, -in stadio T4 e/o con linfonodi positivi – la terapia neoadiuvante presenta indubbi vantaggi. Non solo in termini di sopravvivenza, ma anche perché si traduce in un trattamento precoce della malattia, e quindi anche nella prevenzione della diffusione di micrometastasi. Inoltre la terapia neoadiuvante permette di capire qual è la sensibilità del tumore al trattamento.”

Cosa dicono i risultati ottenuti sull’immunoterapia?

I dati dello studio UNICORN mostrano che con gli immunoterapici di seconda generazione si possono ottenere risultati strabilianti, non solo nei tumori con instabilità dei microsatelliti, responsivi alla immunoterapia, ma anche in quelli con microsatelliti stabili; questi rappresentano circa l’85% dei casi non metastatici, e sono tradizionalmente considerati resistenti all’immunoterapia.

L’associazione di botensilimab e balstilimab ha permesso di ottenere risposte patologiche complete, cioè l’eradicazione completa del tumore, in circa il 30% dei pazienti con un solo ciclo di terapia.

Da questi risultati il razionale per il progetto triennale IMPACT CRC, che ha l’obiettivo di individuare, attraverso lo sviluppo di biomarcatori, i pazienti che possono raggiungere questo risultato e permettere di selezionare quelli che potranno realmente beneficiare di questa strategia. Sappiamo che il tumore del colon presenta numerosi sottotipi, ciascuno con un profilo biologico, genetico e immunologico diverso, e di conseguenza sensibile a una diversa terapia.”

Si può davvero parlare di cambio di paradigma?

Questi studi hanno spostato l’attitudine con cui si guarda a questa patologia. È un cambiamento partito dai centri europei e poi esteso anche agli Stati Uniti; i principali centri di ricerca si sono organizzati per cambiare questo paradigma per cui la chirurgia era il punto di partenza, seguita poi da tutte le decisioni del caso.

I pazienti con nuova diagnosi non metastatica oggi entrano in un team multidisciplinare, con la possibilità di accedere non solo alla chemioterapia neoadiuvante standard, ma anche a strategie innovative come terapie a bersaglio molecolare, in base a mutazioni specifiche, oppure a immunoterapia, che nelle forme localizzate funziona molto meglio che nei casi avanzati.

In altre parole, a essere cambiato è soprattutto l’approccio: sempre più pazienti vengono arruolati in studi clinici, gestiti in centri ad alto volume e discussi in un board multidisciplinare prima della chirurgia. Tali innovazioni hanno cambiato il futuro di alcuni pazienti che hanno partecipato agli studi, ma non ancora la pratica clinica standard. Questi farmaci sono utilizzati nell’ambito di sperimentazioni cliniche; la chemioterapia neoadiuvante, invece, può già essere una realtà suggerita dall’oncologo.”

Sono state fatte ipotesi rispetto alle caratteristiche distintive dei pazienti che ottengono una remissione con queste terapie?

Al momento non è possibile affermare quali caratteristiche -legate, per esempio, al genere o a singole mutazioni- accomunino il 30% di pazienti che hanno ottenuto una risposta completa. È necessario studiare il microambiente tumorale, tutte le interazioni subcellulari e cellulari. Sono analisi estremamente complesse che verranno condotte all’interno di IMPACT, anche con l’uso dell’intelligenza artificiale; le interazioni tra le singole cellule, dal punto di vista spaziale e architetturale, sono infinite e anche un singolo vetrino contiene una quantità enorme di informazioni.

Parallelamente partirà anche la seconda parte dello studio UNICORN, che esaminerà l’efficacia dei trattamenti risultati più promettenti e più efficaci somministrati come terapia neoadiuvante per due mesi. L’ipotesi è che la maggior durata dell’immunoterapia neoadiuvante possa aumentare i casi di risposte complete. I risultati potrebbero costituire la base di partenza per disegnare nuovi studi, supportati da un razionale clinico, che in futuro possano veramente modificare la pratica clinica, anche grazie all’arrivo di nuovi farmaci.”

Qual è, secondo la sua esperienza, il quadro diagnostico dei pazienti e quali messaggi emergono per la medicina delle cure primarie?

Sicuramente lo screening ha cambiato positivamente la diagnosi, ma circa il 25% dei pazienti viene ancora diagnosticato già in fase metastatica; e il 30% degli altri, nonostante i trattamenti, svilupperà una recidiva. È necessario promuovere ulteriormente l’adesione allo screening, peraltro caratterizzato da disparità regionali e culturali, oltre che economiche. A oggi i tassi di adesione allo screening sono tornati ai livelli precedenti la pandemia, e si notano miglioramenti nelle regioni del sud Italia.

Ma quello che occorre sottolineare è che, secondo i dati più recenti negli Stati Uniti il tumore del colon-retto è diventato la causa più frequente di morte per cancro sotto i 50 anni, in entrambi i sessi, e ha superato il carcinoma mammario. Le cause sono molteplici, ma anche riconducibili allo stile di vita: consumo di bevande zuccherate, anche quelle sugar-free, tipo di alimentazione, obesità infantile.

Il messaggio diretto per il medico di medicina generale è che in una fascia di età in cui lo screening non è previsto ogni sintomo che non si risolva nel giro di poco tempo deve essere indagato e approfondito.
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