Screening mammografico, va superato il modello basato sull’età?

Screening mammografico, va superato il modello basato sull’età?

Screening mammografico, va superato il modello basato sull’età? by medicopaziente.it
Studi di modellizzazione e trial clinici indicano che lo screening basato sul rischio può ridurre falsi positivi e con risultati migliori nella prevenzione dei tumori

7 Febbraio 2026
Alessandro Visca
Oncologia, Aggiornamento clinico
Negli ultimi anni si stanno rafforzando le evidenze a favore di un nuovo modello di screening mammografico, per la prevenzione del tumore al seno. Studi recenti indicano che passare da uno screening basato esclusivamente sull’età a un modello personalizzato, basato sul rischio di tumore,  è non solo fattibile, ma potenzialmente in grado di ottenere risultati migliori nella prevenzione dei tumori, riducendo al contempo gli effetti indesiderati dello screening, come i falsi positivi.

Un contributo rilevante in questa direzione proviene da uno studio di modellizzazione pubblicato su JAMA Network Open, che ha stimato l’impatto di diverse strategie di screening fondate sul rischio assoluto di carcinoma mammario a 5 anni. Alcuni dei modelli simulati hanno mostrato la capacità di prevenire un numero maggiore di decessi per tumore della mammella rispetto allo screening standard basato sull’età, riducendo contestualmente il numero di richiami e accertamenti non necessari.

Lo studio WISDOM su oltre 28mila donne americane
A questi dati si aggiungono i risultati dello studio randomizzato WISDOM, presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium, che si è tenuto a dicembre nella città americana,  pubblicati su JAMA.

Lo studio ha coinvolto oltre 28.000 donne statunitensi, assegnate allo screening annuale standard oppure a uno screening basato sul rischio, modulato in base alla probabilità individuale di sviluppare un carcinoma mammario invasivo nei successivi cinque anni. La stratificazione del rischio si è basata su una versione precedente del BCSC risk calculator, integrata da un punteggio poligenico, ottenuto tramite test genetici domiciliari.

Le partecipanti sono state suddivise in quattro categorie di rischio, con percorsi di screening differenziati: dalle donne ad altissimo rischio, sottoposte a mammografia e risonanza magnetica alternate, fino alle donne a basso rischio, alle quali è stato suggerito di posticipare l’inizio dello screening.

Dopo cinque anni di follow-up, lo screening basato sul rischio si è dimostrato “non inferiore allo screening annuale” in termini di rilevazione di tumori in stadio avanzato, con un numero inferiore di mammografie complessive. In particolare, il numero di tumori in stadio IIB o superiore è risultato inferiore nel gruppo risk-based rispetto al gruppo sottoposto a screening annuale.

Un dato rilevante è l’elevata “accettabilità dello screening personalizzato”: tra le oltre 18.000 donne che hanno rifiutato la randomizzazione, l’89% ha scelto spontaneamente il modello basato sul rischio. Questo suggerisce una crescente domanda di approcci di medicina di precisione anche nell’ambito della prevenzione oncologica.

Le cautele e i nuovi studi
A fronte di queste evidenze permangono tuttavia dubbi e inviti alla cautela. L’American College of Radiology ha sottolineato limiti dello studio WISDOM, tra cui una “non completa aderenza” ai protocolli assegnati e un numero di tumori diagnosticati inferiore alle attese. Inoltre, esperti ed editorialisti hanno evidenziato il rischio che lo screening basato sul rischio possa “accentuare le disuguaglianze”, se i modelli di calcolo non risultassero accurati in tutte le popolazioni, in particolare tra gruppi razziali ed etnici storicamente svantaggiati.

Le ricerche in corso mirano a rispondere a questi interrogativi. Il trial WISDOM 2 utilizzerà versioni aggiornate dei modelli di rischio, includendo nuovi fattori clinici, genetici e l’impiego dell’intelligenza artificiale, con un ampliamento dell’arruolamento a donne più giovani e una maggiore rappresentanza di donne nere. I risultati saranno integrati con quelli dello studio internazionale basato in Europa MyPeBS, attesi entro il 2028.

Nel complesso, le evidenze disponibili suggeriscono che lo screening mammografico basato sul rischio  rappresenti una promettente evoluzione verso una prevenzione più mirata, efficiente ed equa. Tuttavia, la sua implementazione richiederà ulteriori dati, attenzione agli aspetti organizzativi e un impegno specifico per garantire equità e accesso uniforme alle strategie di prevenzione.
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