PRESSIONE TRA 50 E 80 ANNI: IL VALORE IDEALE NON È QUELLO CHE PENSI

PRESSIONE TRA 50 E 80 ANNI: IL VALORE IDEALE NON È QUELLO CHE PENSI

La misurazione della pressione arteriosa rappresenta uno dei gesti più semplici e, allo stesso tempo, più significativi per la tutela della salute cardiovascolare. Esiste una credenza diffusa, legata a vecchi modelli medici, secondo cui la pressione dovrebbe fisiologicamente aumentare di pari passo con l’avanzare degli anni. 
Tuttavia, la medicina moderna e le più recenti linee guida internazionali hanno chiarito che, sebbene le arterie tendano a irrigidirsi con il tempo, i valori di sicurezza per mantenere cuore e cervello in salute non cambiano drasticamente con le decadi. 
Superati i 50 anni, monitorare questi numeri diventa una priorità assoluta per prevenire complicanze severe come l’ictus, lo scompenso cardiaco o l’infarto.

I PARAMETRI IDEALI TRA I 50 E GLI 80 ANNI
Contrariamente a quanto si pensava in passato, non esiste una “tabella di tolleranza” che giustifichi valori alti solo perché si invecchia.
 Per la popolazione generale adulta, inclusa la fascia tra i 50 e gli 80 anni, si parla ufficialmente di ipertensione quando i valori misurati in ambulatorio si attestano stabilmente a 140/90 mmHg o più. 
L’obiettivo terapeutico moderno, se ben tollerato dal paziente, è mantenere la pressione sistolica (la “massima”) tra i 120 e i 129 mmHg e la diastolica (la “minima”) tra i 70 e i 79 mmHg.

Esiste però una doverosa personalizzazione per i pazienti “grandi anziani” (generalmente over 80) e per quelli definiti fragili o con patologie concomitanti severe. 
In questi casi, il cardiologo adotta un approccio più prudente e pragmatico. 
L’obiettivo primario diventa solitamente mantenere la massima tra i 130 e i 139 mmHg, evitando cali eccessivi (soprattutto sotto i 120 mmHg) che potrebbero causare ipotensione ortostatica, vertigini e pericolose cadute. 
La terapia va sempre cucita su misura in base alla tollerabilità clinica individuale.

PERCHÉ LA PRESSIONE TENDE A SALIRE CON L’INVECCHIAMENTO
Con il passare degli anni, il sistema vascolare subisce fisiologiche modifiche strutturali. 
Le pareti delle grandi arterie perdono parte della loro elasticità a causa della degradazione delle fibre di elastina e dell’accumulo di collagene e calcio. 
Questo fenomeno, noto come rigidità arteriosa (o arterial stiffness), è il motivo principale per cui, con l’avanzare dell’età, la pressione sistolica tende ad aumentare, mentre la diastolica spesso rimane stabile o addirittura diminuisce.
Il risultato clinico è un aumento della pressione differenziale (la forbice tra massima e minima), una condizione definita “ipertensione sistolica isolata”, che mette a dura prova il muscolo cardiaco e il microcircolo di organi vitali come cervello e reni. 
Sebbene questo processo sia strettamente legato all’invecchiamento, non deve essere considerato inevitabile o innocuo. 
Uno stile di vita corretto e un’appropriata terapia farmacologica possono proteggere i vasi, riducendo drasticamente il rischio di danni d’organo.

COME EFFETTUARE UNA MISURAZIONE CORRETTA A CASA
Per ottenere dati attendibili su cui il medico possa basare le proprie decisioni, la corretta tecnica di misurazione domiciliare è fondamentale. Spesso si registrano valori falsamente alterati a causa di procedure errate. 
È necessario misurare la pressione in un ambiente tranquillo, dopo almeno 5 minuti di riposo, seduti comodamente con la schiena appoggiata, i piedi ben piantati a terra e le gambe non incrociate.
Il braccio deve essere appoggiato su un piano, con il bracciale (che deve essere della misura corretta per la propria circonferenza) posizionato all’altezza del cuore. 
Bisogna astenersi da fumo, assunzione di caffeina, pasti abbondanti o esercizio fisico nei 30 minuti precedenti. 
Poiché la pressione fluttua continuamente, un singolo valore elevato non ha valore diagnostico. 
Le linee guida raccomandano di effettuare due misurazioni a distanza di 1-2 minuti, sia al mattino (prima dell’assunzione dei farmaci) che alla sera, per 3-7 giorni, annotando i dati per permettere al medico di calcolarne il valore medio.

STRATEGIE QUOTIDIANE PER IL CONTROLLO PRESSORIO
Il controllo pressorio inizia ben prima della prescrizione farmacologica, fondandosi sulle abitudini quotidiane. 
La riduzione dell’apporto di sodio è cruciale: la maggior parte del sale che assumiamo non proviene dalla saliera, ma da prodotti industriali, insaccati, formaggi e cibi processati. 
Parallelamente, una dieta ricca di potassio (presente in abbondanza in verdure, legumi e frutta fresca) favorisce la vasodilatazione e l’escrezione di sodio, a patto che il paziente non soffra di insufficienza renale avanzata, condizione che ne richiede invece una limitazione.

L’esercizio fisico aerobico costante, idealmente 150 minuti a settimana di camminata a passo svelto, nuoto o bicicletta, è una vera e propria “terapia” per mantenere l’elasticità vascolare. 

A questo si aggiungono il mantenimento del peso forma, la limitazione dell’alcol e l’assoluta abolizione del fumo. 
Mantenere la pressione entro i target raccomandati tra i 50 e gli 80 anni non è una sterile rincorsa ai numeri, ma è la strategia preventiva più potente e validata di cui disponiamo per garantirci una longevità in salute, tutelando la nostra autonomia fisica e cognitiva.

fonte  https://healthy.thewom.it/
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