SENTIRE SEMPRE FREDDO E STANCHEZZA: IL TUO METABOLISMO È SOLO…

SENTIRE SEMPRE FREDDO E STANCHEZZA: IL TUO METABOLISMO È SOLO…

Il concetto di metabolismo “bloccato” è uno dei temi più discussi e, al contempo, più fraintesi nell’ambito della salute e del controllo del peso. Nella pratica clinica, è frequente sentir utilizzare questo termine per giustificare la difficoltà a dimagrire, suggerendo l’idea di un interruttore interno misteriosamente spento. 
Dal punto di vista medico e fisiologico, il metabolismo non si blocca mai: rappresenta l’insieme dei processi biochimici che ci mantengono in vita e, se si fermasse, non saremmo vivi. 
Tuttavia, la spesa energetica quotidiana è un parametro dinamico che subisce variazioni reali e misurabili in risposta alla composizione corporea, all’età e alle abitudini di vita.

COMPRENDERE LA COMPLESSITÀ DEL DISPENDIO ENERGETICO QUOTIDIANO
Per analizzare in modo oggettivo come il nostro corpo consuma energia, dobbiamo dividerla nelle sue componenti fondamentali. 
La quota maggiore (circa il 60-70%) è rappresentata dal metabolismo basale, l’energia necessaria a mantenere le funzioni vitali a riposo. Seguono la termogenesi indotta dalla dieta (l’energia usata per digerire e assimilare il cibo) e l’energia spesa per il movimento. 
Quest’ultima include sia l’esercizio fisico strutturato sia, soprattutto, il NEAT (Non-Exercise Activity Thermogenesis), ovvero i movimenti spontanei quotidiani. 
Il corpo umano è il risultato di un’evoluzione orientata alla sopravvivenza: quando percepisce una prolungata e drastica restrizione calorica, attua una “termogenesi adattativa”, riducendo impercettibilmente i movimenti spontanei per risparmiare energia.

I SEGNALI CLINICI E LA DIFFERENZA TRA FISIOLOGIA E PATOLOGIA
Il sintomo più lamentato è la bilancia che non scende, ma nella stragrande maggioranza dei casi questo “stallo” è un fenomeno matematico e comportamentale: un corpo che ha perso peso diventa più leggero e richiede meno calorie per muoversi, mentre spesso si tende a sottostimare l’introito calorico reale.

Esistono tuttavia quadri clinici in cui stanchezza persistente, intolleranza al freddo, secchezza cutanea e fragilità dei capelli possono indicare un reale problema endocrino, come l’ipotiroidismo. 
È fondamentale però chiarire un dato clinico: una tiroide ipoattiva può causare un lieve rallentamento metabolico e un aumento di peso stimato nell’ordine di pochi chilogrammi (dovuti in gran parte a ritenzione di liquidi, o mixedema), ma non è mai la causa medica dell’obesità grave. 
Più impattante e universale è invece il ruolo dell’invecchiamento: con il passare degli anni andiamo incontro a una fisiologica perdita di massa muscolare (sarcopenia). 
Essendo il muscolo il nostro principale “motore” metabolico, la sua riduzione abbassa inevitabilmente il fabbisogno calorico basale.

IL FENOMENO DELL’ADATTAMENTO E I LIMITI DELLE DIETE RESTRITTIVE
Uno dei motivi principali per cui si percepisce un metabolismo rallentato è legato agli effetti neuroendocrini dei tentativi di dimagrimento drastici e prolungati. Quando si perde peso e, in particolare, massa grassa, il corpo innesca una risposta fisiologica per recuperare le riserve perdute. 
A livello ormonale si osserva una naturale riduzione della leptina (l’ormone che segnala la sazietà) e un aumento della grelina (l’ormone che stimola l’appetito). 
Non si tratta di uno “squilibrio” patologico, ma del normale e sano funzionamento di un organismo che cerca di difendersi da quella che percepisce come una carestia. 
Se a questo si aggiunge la perdita di massa magra tipica delle diete povere di proteine e prive di stimolo meccanico sui muscoli, il dispendio energetico totale crolla.

STRATEGIE CLINICHE PER OTTIMIZZARE LA SPESA ENERGETICA
La scienza endocrinologica e nutrizionale non offre “pillole magiche” per accelerare il metabolismo, ma protocolli chiari basati sulla composizione corporea:

  • Preservare o incrementare la massa muscolare: L’allenamento contro resistenza (pesi o corpo libero) è l’unico vero strumento per mantenere alto il metabolismo basale durante il dimagrimento.
  • Apporto proteico adeguato: Le proteine sono essenziali per tutelare il muscolo dalla disgregazione e presentano il più alto effetto termogenico tra i macronutrienti (il corpo spende fino al 20-30% delle calorie fornite dalle proteine solo per digerirle).
  • Igiene del sonno e ritmi circadiani: La privazione cronica di sonno non crea direttamente grasso dal nulla, violando le leggi della termodinamica, ma peggiora drasticamente la sensibilità all’insulina e altera i segnali di fame e sazietà. Un paziente stanco e carente di sonno cercherà cibi ipercalorici e ridurrà i propri movimenti spontanei, rendendo l’aderenza a qualsiasi piano alimentare clinicamente impossibile.

fonte  https://healthy.thewom.it/
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