Pertosse: cos’è la malattia che ha colpito i giocatori del Sassuolo e come contagia gli adulti

Pertosse: cos’è la malattia che ha colpito i giocatori del Sassuolo e come contagia gli adulti

Il caso dei neroverdi può sorprendere perché si tratta di una patologia associata principalmente ai bambini, ma può colpire anche i più grandi. Vediamo come e perché

Un caso accertato, altri cinque sospetti: il Sassuolo è decimato dalla pertosse. 
Può sembrare strano ma non è così. 
La pertosse è spesso associata ai bambini ma è contagiosa anche tra gli adulti: semplicemente, nei bambini molto piccoli (soprattutto sotto l’anno di vita) è una malattia che può essere molto grave e in alcuni casi mortale, mentre per i “grandi” il rischio di complicazioni gravi è molto più basso. 
La pertosse (detta anche “tosse canina” per via del suono che segue i colpi di tosse più forti, simili a un latrato) è un’infezione respiratoria causata dal batterio Bordetella pertussis ed è altamente contagiosa, colpisce in particolare i bambini piccoli ma anche gli adulti, e solitamente dura tra le sei e le dieci settimane.

Rispetto alle infezioni virali, la pertosse si caratterizza per una durata generalmente più lunga e una tosse particolarmente forte, tanto che nei casi più intensi aumenta il rischio di complicazioni come vomito, sanguinamento dal naso e, più raramente, fratture o incrinature delle costole. Gli stadi della pertosse sono tre. 
Nello stadio iniziale della malattia (detto “stadio catarrale”) i sintomi sono simili a quelli del raffreddore, con mal di gola, tosse lieve e possibile febbre. 
Dopo circa una o due settimane la malattia passa al secondo stadio (detto “stadio parossistico”) che è invece il più grave e dura circa sei settimane: la tosse diventa più intensa, forte e difficile da controllare, e spesso è accompagnata da difficoltà respiratorie e in alcuni casi da conati di vomito. 
Il terzo stadio è quello della convalescenza, in cui i sintomi tendono ad attenuarsi fino a sparire. 
Negli adulti, però, la pertosse può presentarsi anche in forma più lieve rispetto ai bambini. 
In molti casi il sintomo principale è una tosse persistente che può durare diverse settimane, mentre febbre e altri segni tipici possono essere assenti o molto lievi. 
Per quanto riguarda gli adulti la pertosse si cura principalmente con antibiotici che riducono la contagiosità e possono attenuare la malattia, tanto che i giocatori del Sassuolo considerati a rischio hanno già iniziato la profilassi antibiotica.

Pur essendo una malattia che riguarda principalmente i bambini, anche gli adulti possono ammalarsi, tanto che negli ultimi anni in Europa i casi sono in aumento. 
Questo perché la protezione immunitaria del vaccino per la pertosse tende a diminuire col tempo, spesso nel giro di alcuni anni. 
Il vaccino viene infatti somministrato alla madre in gravidanza, di solito tra la 27esima e la 36esima settimana e poi direttamente al figlio nei primi mesi di vita con il vaccino esavalente e con successivi richiami durante l’infanzia e l’adolescenza. 
Col passare del tempo, però, la protezione diminuisce, e infatti il Ministero della Salute raccomanda in età adulta il richiamo difterite-tetano-pertosse ogni 10 anni. 
Inoltre, come sottolinea il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) la protezione contro la pertosse garantita dal vaccino o dagli anticorpi formati se ci si è ammalati non è completamente sterilizzante: riduce il rischio di malattia grave, ma non elimina del tutto la possibilità di infettarsi. 
Nei bambini serve soprattutto ad evitare complicazioni gravi e potenzialmente fatali. Come aveva spiegato il professor Roberto Burioni, il vaccino è fondamentale fin dalla gravidanza, perché “nei confronti di altre malattie i neonati sono protetti dagli anticorpi che vengono trasferiti dalla madre al feto nelle ultime settimane di gravidanza: ma gli anticorpi per la pertosse in generale la mamma non ce li ha, in quanto l'immunità indotta dall'infezione o dal vaccino non è di lunga durata. 
Per questo è indispensabile che la mamma faccia un richiamo di vaccino verso il termine della gravidanza. 
In questo modo gli anticorpi vengono prodotti dalla mamma, trasferiti tramite la placenta al feto, e il bambino quando nasce è protetto".

Il contagio avviene attraverso le goccioline respiratorie emesse quando una persona infetta tossisce, starnutisce o parla. 
Per questo la trasmissione è facilitata nei luoghi chiusi e nei contesti in cui si sta a stretto contatto per molte ore, come nel caso di una squadra di calcio che condivide spazi comuni e chiusi come spogliatoi, palestra e albergo. 
Basta un caso iniziale in una fase contagiosa perché il batterio circoli. 
Negli adulti, inoltre, la pertosse può presentarsi in forma più lieve o atipica, e questo favorisce la diffusione perché alcuni casi possono non essere riconosciuti subito.

fonte  https://www.gazzetta.it/
torna alla pagina precedente
torna su