Con il freddo aumenta davvero la fame? Cosa rivela uno studio

Con il freddo aumenta davvero la fame? Cosa rivela uno studio

Quando le temperature scendono, cresce anche la voglia di mangiare? Un esperimento mette alla prova un'abitudine che molti riconoscono

Il fresco arriva e la dispensa acquista una certa eloquenza: la zuppa invita, lo spuntino sostanzioso trova subito una buona ragione per farsi avanti. 
Ma è davvero il corpo a chiedere rinforzi? Una ricerca pubblicata il 18 febbraio 2026 su Obesity, coordinata da ricercatori dei National Institutes of Health statunitensi, porta la questione dalle consuetudini d’autunno a una camera metabolica: qui, abbassando la temperatura, è aumentato il consumo di cibo. 
Non altrettanto, però, la fame dichiarata. Ed è proprio questo scarto a meritare attenzione.

Ma vediamo il piccolo teatro dell’esperimento. I volontari erano 46 — 30 uomini e 16 donne, età media intorno ai 37 anni, indice di massa corporea medio nella fascia dell’obesità — e trascorrevano periodi di 24 ore in un ambiente dove si potevano regolare i gradi e misurare quanto mangiavano. 
Cibo a disposizione, libertà di servirsi, avanzi pesati: nessun conto affidato alla memoria. 
Nella giornata a 19 °C il consumo medio ha raggiunto circa 4.658 chilocalorie, contro le 4.254 registrate a 23,5 °C. 
La differenza, 404 chilocalorie, è risultata statisticamente significativa. Sono quantità elevate, ricordiamolo: questo laboratorio non è la sala da pranzo di casa.

APPETITO AUTUNNALE
Con il freddo aumenta davvero la fame? Cosa rivela uno studio 
Quando le temperature scendono, cresce anche la voglia di mangiare? 
Un esperimento mette alla prova un'abitudine che molti riconoscono

Con il freddo aumenta davvero la fame? Cosa rivela uno studio

Il fresco arriva e la dispensa acquista una certa eloquenza: la zuppa invita, lo spuntino sostanzioso trova subito una buona ragione per farsi avanti. Ma è davvero il corpo a chiedere rinforzi? Una ricerca pubblicata il 18 febbraio 2026 su Obesity, coordinata da ricercatori dei National Institutes of Health statunitensi, porta la questione dalle consuetudini d’autunno a una camera metabolica: qui, abbassando la temperatura, è aumentato il consumo di cibo. Non altrettanto, però, la fame dichiarata. Ed è proprio questo scarto a meritare attenzione.

Ma vediamo il piccolo teatro dell’esperimento. I volontari erano 46 — 30 uomini e 16 donne, età media intorno ai 37 anni, indice di massa corporea medio nella fascia dell’obesità — e trascorrevano periodi di 24 ore in un ambiente dove si potevano regolare i gradi e misurare quanto mangiavano. Cibo a disposizione, libertà di servirsi, avanzi pesati: nessun conto affidato alla memoria. Nella giornata a 19 °C il consumo medio ha raggiunto circa 4.658 chilocalorie, contro le 4.254 registrate a 23,5 °C. 
La differenza, 404 chilocalorie, è risultata statisticamente significativa. Sono quantità elevate, ricordiamolo: questo laboratorio non è la sala da pranzo di casa.

Il termometro, dunque, sembra avere voce in capitolo. Ma non consegniamogli anche le chiavi del menu. Il protocollo comprendeva osservazioni dopo l’esposizione al freddo, dopo la permanenza a temperatura neutra e dopo un digiuno prolungato; il maggior consumo è emerso durante la permanenza al fresco, non il giorno successivo. E soprattutto quella media non è un supplemento calorico da mettere automaticamente in conto a ogni giornata fredda. Descrive ciò che è accaduto a quel gruppo, in quelle condizioni, per quel breve tempo.

Un discorso a parte meritano gli inviti del cibo: non soltanto lo stomaco vuoto, ma un alimento appetitoso in vista, oppure qualcuno che mangia accanto a noi. Il questionario sottoposto ai partecipanti distingueva appunto segnali interni ed esterni. 
Dopo gli aggiustamenti statistici, chi risultava più sensibile ai secondi tendeva ad aumentare maggiormente il consumo calorico al fresco; per la sensibilità ai segnali interni non emergeva un’associazione altrettanto chiara. 
La presenza del cibo, insomma, può fare la sua piccola opera di persuasione, senza neppure presentarsi come fame.

E qui spicca il dettaglio meno prevedibile: pur mangiando di più, i volontari non riferivano una fame significativamente superiore rispetto alla condizione più calda. Più cibo, non più fame dichiarata. Ci pare il passaggio decisivo per leggere il risultato senza trasformarlo in uno slogan: il bisogno fisico percepito non esaurisce ciò che ci porta a mangiare. Attenzione, però: lo studio non dimostra che il freddo renda direttamente più irresistibile ogni singolo alimento. Sarebbe una spiegazione assai comoda; i dati si fermano prima.

La ragione sarà allora il maggiore lavoro del corpo per riscaldarsi? Una precedente pubblicazione sullo stesso esperimento, apparsa nel 2025 sull’American Journal of Clinical Nutrition, aveva rilevato che l’aumento delle calorie assunte non era spiegato da un corrispondente aumento misurabile del dispendio energetico nelle 24 ore. 
La nuova analisi approfondisce quindi il versante comportamentale di dati già raccolti: non è un secondo esperimento indipendente. 
Campione piccolo, esposizione breve, alimenti liberamente disponibili completano il quadro delle cautele. 
Anche una revisione di 13 studi, pubblicata nel 2021 su Nutrients, aveva trovato con il freddo un incremento mediamente modesto dell’assunzione alimentare, ma risultati variabili.   Nessuna marcia trionfale delle calorie.

Tornando all’autunno, lasciamo dunque alle zuppe il loro fascino e al termometro un ruolo possibile, non quello di unico regista. Questa ricerca suggerisce che temperatura e richiami dell’ambiente possano intrecciarsi nelle nostre scelte più di quanto immaginiamo; non che la stagione ci condanni a ingrassare. 
Davanti alla dispensa, provate piuttosto a distinguere: è fame, o è un invito ben riuscito? Il fresco può cambiare la scena. 
Non basta, da solo, a spiegare il nostro appetito.

Fry H.T. et al. “Hunger on the Three-Factor Eating Questionnaire Is Associated With Increased Ad Libitum Energy Intake in Different Conditions”. Obesity, 2026;34(4):801–810. Pubblicato online il 18 febbraio 2026. DOI: 10.1002/oby.70148.

Unlu Y. et al. “Cold Induces Increased Ad Libitum Energy Intake Independent of Changes in Energy Expenditure: A Controlled Crossover Trial in Adults”. The American Journal of Clinical Nutrition, febbraio 2025;121(2):293–303. DOI: 10.1016/j.ajcnut.2024.12.013.

Millet J. et al. “Effects of Acute Heat and Cold Exposures at Rest or during Exercise on Subsequent Energy Intake: A Systematic Review and Meta-Analysis”. Nutrients, 28 settembre 2021;13(10):3424. DOI: 10.3390/nu13103424.

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