Menopausa, quel dolore che arriva a cinquant’anni e non va ignorato

Menopausa, quel dolore che arriva a cinquant’anni e non va ignorato

Sette donne su dieci avvertono dolori muscolari o articolari durante la transizione menopausale. Una nuova ricerca su oltre un milione di donne rivela quanto profondamente cambia l’organismo

Ci sono donne che cominciano ad accorgersene al mattino. Le mani sono rigide, le spalle fanno male, alzarsi dal letto richiede qualche minuto in più. Altre avvertono dolori alle ginocchia, alle anche o alla schiena, soprattutto durante la notte. 
E spesso la spiegazione che ricevono è sempre la stessa: è l’età, bisogna abituarsi.

Eppure, intorno ai cinquant’anni, il corpo femminile attraversa una trasformazione molto più profonda di quanto si immagini. La menopausa non riguarda soltanto la fine delle mestruazioni, le vampate di calore o il sonno disturbato. 
Può coinvolgere muscoli, articolazioni, ossa e il modo in cui l’organismo percepisce il dolore.

«La mattina ci svegliamo e ci sembra di essere arrugginite: ci vuole un quarto d’ora per partire», racconta Cristina Lenzi, specialista in medicina interna, con un dottorato di ricerca in malattie osteometaboliche, e direttrice sanitaria di Medyca.

Non è un problema che riguarda poche donne. Secondo una revisione scientifica pubblicata nel settembre 2026 su Climacteric, circa il 71% delle donne in perimenopausa riferisce dolori muscolari o articolari. 
E circa una donna su due nella mezza età convive con qualche forma di dolore cronico, che può comprendere anche emicrania, fibromialgia e dolore pelvico.

Proprio per richiamare l’attenzione su questo problema, la International Menopause Society ha dedicato al dolore cronico la Giornata mondiale della menopausa del 18 ottobre 2026.

Ma perché il corpo cambia così tanto?

Una risposta arriva da uno studio pubblicato il 12 ottobre sulla rivista Nature Medicine. I ricercatori del Weizmann Institute of Science, in Israele, hanno analizzato oltre 300 milioni di esami di laboratorio relativi a più di un milione di donne, utilizzando dati raccolti in Israele e negli Stati Uniti.

Attraverso un modello statistico hanno ricostruito come cambiano numerosi parametri biologici prima e dopo l’ultima mestruazione. 
È emerso che la menopausa non rappresenta soltanto una lenta trasformazione ormonale: in diversi sistemi dell’organismo si osservano cambiamenti relativamente bruschi, soprattutto nei processi che riguardano ossa, metabolismo, fegato e grassi nel sangue.

Alcune modificazioni iniziano più di dieci anni prima dell’ultima mestruazione. Negli uomini della stessa fascia d’età non è stato osservato un passaggio biologico altrettanto netto.

Il risultato aiuta a comprendere perché molte donne avvertano disturbi già durante la perimenopausa, quando il ciclo è ancora presente ma diventa irregolare.

In questa fase gli estrogeni, gli ormoni prodotti principalmente dalle ovaie, cominciano a oscillare e progressivamente a diminuire. 
Non regolano soltanto la fertilità: partecipano anche al mantenimento della salute delle ossa e al funzionamento di numerosi tessuti.

La loro riduzione può contribuire alla comparsa di dolori articolari e muscolari, ma non significa che ogni dolore dopo i cinquant’anni sia provocato dalla menopausa.

«Il dolore è un sintomo, il modo in cui l’organismo ci chiede aiuto. Bisogna cercarne la causa, perché ogni causa ha la sua cura», sottolinea Lenzi.

Un’articolazione dolorante può infatti dipendere dall’artrosi, da una malattia infiammatoria o da altri problemi che richiedono trattamenti differenti. Anche il sonno disturbato, la stanchezza e le variazioni dell’umore possono aumentare la sensibilità al dolore, rendendo più difficile affrontare la giornata.

È un intreccio di fattori che spiega perché il dolore della menopausa non possa essere affrontato con un’unica soluzione.

C’è poi un altro cambiamento importante, spesso sottovalutato: la perdita progressiva di massa e forza muscolare. I muscoli non servono soltanto a camminare o sollevare pesi. Sostengono le articolazioni, aiutano a mantenere l’equilibrio e proteggono dalle cadute.

Quando diventano più deboli, anche attività semplici come salire le scale, portare le borse della spesa o alzarsi da una sedia possono richiedere maggiore fatica.

Per questo, accanto alle passeggiate e al movimento quotidiano, diventano particolarmente utili gli esercizi di forza, adattati all’età e alle condizioni fisiche. 
Anche un’alimentazione adeguata, con sufficienti proteine, contribuisce a conservare la massa muscolare.

Ma se muscoli e articolazioni possono far male, le ossa presentano un problema diverso: possono indebolirsi senza provocare alcun sintomo.

L’osteoporosi riduce la resistenza delle ossa e aumenta il rischio che si rompano anche dopo una caduta banale. 
In Italia, secondo i dati riportati dall’Istituto Superiore di Sanità, interessa circa 3,5 milioni di donne e un milione di uomini.

Dopo la menopausa la perdita ossea può accelerare perché gli estrogeni contribuiscono normalmente a limitare il riassorbimento dell’osso. Quando diminuiscono, l’equilibrio tra la quantità di osso che viene eliminata e quella che viene ricostruita può alterarsi.

«L’osteoporosi è una malattia subdola perché non dà dolore finché l’osso non si rompe», spiega Lenzi.

Per questo è importante valutare per tempo il rischio di fratture, soprattutto in presenza di familiarità, precedenti fratture, menopausa precoce o altri fattori predisponenti. 
Quando indicato, il medico può prescrivere la MOC, un esame che misura la densità minerale delle ossa.

La prevenzione passa anche dall’attività fisica, da un adeguato apporto di calcio con l’alimentazione e dalla correzione di eventuali carenze di vitamina D. 
Quando l’osteoporosi è già presente, esistono inoltre farmaci specifici capaci di ridurre il rischio di fratture.

E la terapia ormonale?

È una possibilità importante per alcune donne, soprattutto quando vampate, sudorazioni notturne e altri sintomi compromettono la qualità della vita. Può anche contrastare la perdita di massa ossea e ridurre il rischio di fratture durante il trattamento.

Non è però un antidolorifico universale. Le prove sulla sua efficacia contro i dolori muscolari e articolari sono meno solide rispetto a quelle sui sintomi tipici della menopausa. 
La decisione di utilizzarla richiede quindi una valutazione individuale dei benefici, dei rischi e delle eventuali controindicazioni.

Lo studio di Nature Medicine ha osservato che, nelle donne che assumevano una terapia ormonale, molte delle modificazioni dei parametri biologici associate alla menopausa risultavano attenuate. 
È un dato interessante, ma non significa che gli ormoni possano fermare l’invecchiamento o prevenire automaticamente le malattie cardiovascolari e neurologiche.

La questione più importante, però, non riguarda soltanto le cure disponibili. Riguarda il modo in cui viene ascoltata la salute delle donne.

Troppo spesso il dolore che compare nella mezza età viene considerato inevitabile, soprattutto quando non è accompagnato da segni evidenti. Si continua a lavorare, a occuparsi della famiglia, a svolgere le attività quotidiane, magari dormendo male e convivendo con una stanchezza che sembra non passare mai.

Eppure, riconoscere il problema è il primo passo per affrontarlo.

La menopausa è una fase naturale della vita e non tutte le donne la attraversano con gli stessi disturbi. 
Ma naturale non significa che ogni conseguenza debba essere sopportata.

La ricerca sta mostrando quanto profondamente questa transizione possa modificare il corpo femminile. 
Sapere che cosa cambia, distinguere i sintomi dalle malattie e intervenire quando serve significa offrire alle donne qualcosa di molto concreto: la possibilità di vivere gli anni successivi alla menopausa senza considerare il dolore una condizione inevitabile.

Fonti:
Pridham G. e colleghi, Population-scale reconstruction of menopause dynamics reveals a physiological cliff at the final menstrual period, Nature Medicine, 12 ottobre 2026. DOI: 10.1038/s41591-026-04614-0.
 Mailis A. e colleghi, Chronic pain at midlife, Climacteric, 9 settembre 2026. DOI: 10.1080/13697137.2026.2722558.
 International Menopause Society, World Menopause Day 2026 – Chronic Pain at Midlife.
 Istituto Superiore di Sanità, Osteoporosi e MOC, dati di sorveglianza PASSI d’Argento.
 Cristina Lenzi, dichiarazioni contenute nel materiale editoriale trasmesso da Medyca a Mondosanità il 13 ottobre 2026.

https://www.mondosanita.it/
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