Forfora, perché continua a tornare anche dopo lo shampoo?

Forfora, perché continua a tornare anche dopo lo shampoo?

Non è soltanto una questione di funghi o capelli grassi. Nuove ricerche spiegano che cosa accade sulla nostra testa e come interrompere il circolo vizioso

Si lavano i capelli, la forfora sembra scomparire e per qualche giorno tutto torna normale. Poi ricompaiono le piccole scaglie bianche sulle spalle, il prurito e quella fastidiosa sensazione di avere il cuoio capelluto sempre irritato. 
Perché succede? E soprattutto, perché alcuni shampoo funzionano inizialmente ma non riescono a risolvere il problema?

La risposta arriva da un settore della dermatologia che negli ultimi anni ha cambiato il modo di studiare la salute della pelle: il microbioma. Anche sulla nostra testa, infatti, vivono milioni di microrganismi, soprattutto batteri e funghi, che normalmente convivono senza provocare disturbi. Quando questo equilibrio si altera, possono comparire infiammazione, prurito e desquamazione.

La forfora è uno dei problemi dermatologici più comuni. Si manifesta quando le cellule superficiali della pelle si staccano in gruppi abbastanza grandi da diventare visibili. 
Un normale ricambio cellulare avviene continuamente, ma in presenza di forfora il processo si modifica e produce le caratteristiche squame che rimangono tra i capelli o cadono sui vestiti.

Per molto tempo la spiegazione principale è stata attribuita a un fungo chiamato Malassezia, naturalmente presente sul cuoio capelluto. Oggi sappiamo che la situazione è più complessa. 
Non conta soltanto la presenza di questo microrganismo, ma anche il modo in cui interagisce con gli altri abitanti della pelle, con il sebo e con le difese dell’organismo.

Il sebo è la sostanza grassa prodotta dalle ghiandole cutanee per proteggere pelle e capelli. Alcuni funghi utilizzano i suoi componenti come nutrimento e, durante questo processo, possono liberare sostanze irritanti, tra cui l’acido oleico. 
Nelle persone predisposte queste sostanze possono indebolire la barriera protettiva della pelle e favorire l’infiammazione.

È qui che entra in gioco il microbioma. Alcuni batteri, come quelli del genere Cutibacterium, sono normalmente abbondanti sul cuoio capelluto sano. Nelle persone con forfora, diversi studi hanno osservato una loro minore presenza relativa e un aumento di altri microrganismi, tra cui alcune specie di Staphylococcus e Malassezia.

Questa alterazione viene chiamata disbiosi. Non significa che la testa sia sporca o infetta, ma che l’ambiente microbico ha perso parte del proprio equilibrio. Anche la sensibilità individuale conta: due persone possono ospitare gli stessi funghi e avere sintomi molto diversi.

Una ricerca pubblicata nel luglio 2026 sull’International Journal of Cosmetic Science ha studiato proprio questo fenomeno. 
Gli scienziati hanno seguito 41 persone con forfora grassa, chiedendo loro di utilizzare per quattro settimane, tre volte alla settimana, uno shampoo contenente piroctone olamina, una sostanza con attività antifungina già impiegata nei prodotti antiforfora.

Prima del trattamento, dopo due settimane e alla fine del mese sono stati esaminati il cuoio capelluto e i microrganismi presenti sulla sua superficie. 
Per identificarli, i ricercatori hanno analizzato il materiale genetico raccolto con piccoli tamponi, osservando come cambiavano le comunità di batteri e funghi.

Dopo 28 giorni il prurito moderato o intenso, inizialmente presente in 28 partecipanti su 41, riguardava soltanto sette persone. Anche l’arrossamento era diminuito. Contemporaneamente, la composizione del microbioma si era modificata, con una minore predominanza di alcuni microrganismi associati alla forfora.

Un dettaglio è particolarmente interessante: la quantità di sebo non era diminuita, ma era addirittura aumentata. Il miglioramento, quindi, non sembrava dipendere semplicemente dall’aver eliminato il grasso dalla pelle.

Ricerche precedenti, comprese sperimentazioni controllate, avevano già osservato che alcuni trattamenti antiforfora possono migliorare i sintomi e modificare contemporaneamente il microbioma. 
È un’indicazione promettente, ma non significa che esista uno shampoo capace di ripristinare definitivamente una flora cutanea ideale.

La forfora, infatti, tende a ripresentarsi. Quando l’infiammazione è più evidente, con arrossamento, prurito intenso e squame spesso giallastre e untuose, può trattarsi di dermatite seborroica, una condizione infiammatoria che può interessare anche sopracciglia, lati del naso e zone vicine alle orecchie.

In questi casi possono essere utili trattamenti antifungini specifici, come quelli a base di ketoconazolo o ciclopirox, e talvolta medicinali antinfiammatori prescritti dal dermatologo. 
La scelta dipende dalla gravità del problema e dalla frequenza delle ricadute.

E i capelli che cadono? La ricerca sta studiando possibili collegamenti tra infiammazione del cuoio capelluto, microbioma e alcune forme di diradamento. Ma sarebbe scorretto affermare che la normale forfora provochi automaticamente calvizie. 
L’alopecia androgenetica dipende soprattutto da predisposizione genetica e sensibilità ormonale; le alterazioni microbiche osservate in alcuni studi non dimostrano un rapporto diretto di causa ed effetto.

Per chi convive con la forfora, la conseguenza pratica è importante.
 Lavare i capelli non significa dover eliminare ogni traccia di sebo o disinfettare continuamente la pelle. 
Occorre utilizzare prodotti adatti, rispettare i tempi di applicazione e, quando il disturbo è ricorrente, valutare una terapia di mantenimento.

Se compaiono croste importanti, dolore, lesioni, perdita di capelli a chiazze o un’infiammazione che non migliora, è necessario un controllo dermatologico: non tutte le desquamazioni sono forfora e alcune richiedono cure differenti.

La scoperta più interessante non è quindi un nuovo ingrediente miracoloso. 
È che il cuoio capelluto è un ambiente vivo, nel quale funghi, batteri, sebo e sistema immunitario si influenzano continuamente. 
Per questo la forfora può tornare anche dopo un lavaggio accurato: pulire la superficie non equivale sempre a controllare ciò che accade nella pelle.

Fonti:
 Markos S. et al., Clinical improvement and scalp microbiome restructuring following a 28-day piroctone olamine shampoo intervention. International Journal of Cosmetic Science, 28 luglio 2026. DOI: 10.1111/ics.70128.
Hu P. et al., Scalp microbiome composition changes and pathway evaluations due to effective treatment with Piroctone Olamine shampoo. International Journal of Cosmetic Science, 2024. DOI: 10.1111/ics.12933.
 Vano-Galvan S. et al., A comprehensive literature review and an international expert consensus on the management of scalp seborrheic dermatitis in adults. European Journal of Dermatology, 2024. DOI: 10.1684/ejd.2024.4703.
 Scalp microbiome: a guide to better understanding scalp diseases and treatments. Archives of Dermatological Research, 2024. DOI: 10.1007/s00403-024-03235-2.

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