MALATTIE CARDIOVASCOLARI: Pressione alta nonostante i farmaci: la nuova strada che riduce la produzione di aldosterone
Il trial Bax24 studia un trattamento capace di ridurre la produzione dell’ormone che favorisce la ritenzione di sodio.
I risultati sulle 24 ore e i controlli necessari per distinguere una vera ipertensione resistente da una cura da correggere
Le compresse sono già diverse, il misuratore continua a mostrare valori alti e la sensazione è che la pressione non risponda più.
Per alcune persone il problema è una vera ipertensione resistente; in altre, prima di aggiungere farmaci, bisogna correggere misurazione, dosi, associazioni o difficoltà nel seguire la terapia.
In questo scenario la ricerca guarda con crescente interesse all’aldosterone, uno degli ormoni che regolano l’equilibrio di sale e acqua.
Uno studio di fase III pubblicato su The Lancet ha di recente valutato baxdrostat, un inibitore dell’enzima necessario alla sintesi di aldosterone.
Il risultato riguarda una riduzione della pressione misurata nell’arco della giornata e della notte, in pazienti già trattati con più antipertensivi.
È un dato clinico importante perché documenta l’effetto oltre il momento della visita.
L’ormone che fa trattenere sodio
L’aldosterone favorisce il riassorbimento di sodio e la regolazione del potassio a livello renale.
Quando la sua attività è eccessiva o inappropriata rispetto ai bisogni dell’organismo, può contribuire alla ritenzione di liquidi e alla difficoltà di controllare la pressione.
I farmaci possono intervenire su punti differenti di questa via biologica.
Alcuni trattamenti già utilizzati bloccano l’azione dell’aldosterone sul suo recettore. Baxdrostat agisce invece sulla produzione dell’ormone, attraverso l’inibizione selettiva dell’aldosterone sintasi. Cambia quindi il bersaglio farmacologico, mentre resta essenziale verificare l’effetto sull’equilibrio degli elettroliti e sulla funzione renale.
Che cosa ha misurato Bax24
Il trial ha randomizzato 217 adulti con ipertensione resistente a baxdrostat o placebo, aggiunti alla terapia di base.
Dopo dodici settimane, la pressione sistolica media nelle 24 ore era diminuita di 16,6 mmHg nel gruppo trattato e di 2,6 mmHg nel controllo:
la differenza attribuibile al trattamento nel confronto era di 14 mmHg.
Gli eventi avversi sono stati segnalati nel 52% dei trattati e nel 37% dei controlli. Un potassio superiore a 6 mmol per litro è stato confermato in tre persone nel gruppo baxdrostat e in nessuna nel placebo.
Lo studio dimostra un effetto antipertensivo a dodici settimane; da questo risultato non si può ricavare automaticamente la dimensione di un eventuale beneficio futuro su infarto, ictus o mortalità.
Un precedente studio di fase III, BaxHTN, pubblicato nel 2025 sul New England Journal of Medicine, aveva già documentato una riduzione della pressione sistolica misurata in ambulatorio in persone con ipertensione non controllata o resistente.
I due lavori affrontano misure complementari della risposta pressoria e sostengono l’interesse per questa via terapeutica.
Quando si parla davvero di resistenza
Le linee guida europee definiscono resistente una pressione che resta sopra le soglie indicate nonostante uno schema adeguato comprendente tre classi di farmaci, fra cui un diuretico, alle dosi massime tollerate e con misure sullo stile di vita.
I valori vanno confermati fuori dallo studio medico, mediante misurazioni domiciliari o monitoraggio nelle 24 ore.
Prima occorre escludere la pseudoresistenza.
Può dipendere dall’effetto camice bianco, da un bracciale inadatto, da una tecnica di misurazione scorretta o da una terapia difficile da seguire. Le dosi possono essere insufficienti o la combinazione non ancora ottimizzata. Affrontare questi aspetti è parte della cura e non un modo per attribuire una colpa al paziente.
Chi assume molti farmaci può saltare una dose per orari incompatibili con il lavoro, effetti indesiderati o indicazioni poco chiare. Portare alla visita l’elenco completo e descrivere ciò che accade davvero nella settimana consente di semplificare il percorso quando possibile. La pressione registrata va letta insieme al modo in cui la terapia viene effettivamente assunta.
Misurare bene prima di cambiare cura
L’American Heart Association raccomanda un apparecchio validato da braccio, con bracciale della dimensione corretta.
Prima della misura servono almeno cinque minuti di riposo tranquillo.
La schiena va sostenuta, i piedi appoggiati e il braccio tenuto all’altezza del cuore, senza parlare e senza applicare il bracciale sopra gli abiti.
Nei trenta minuti precedenti vanno evitati esercizio, fumo e bevande con caffeina; è utile svuotare la vescica. Si effettuano due misurazioni a un minuto di distanza, annotando i risultati secondo il programma concordato.
Misurarsi ripetutamente durante una fase d’ansia e selezionare soltanto il valore più alto può rendere meno interpretabile il diario.
Portare l’apparecchio alla visita permette di verificare la tecnica e confrontare le letture. Il monitoraggio delle 24 ore può essere particolarmente utile quando i dati domestici e quelli ambulatoriali non coincidono o quando serve conoscere l’andamento notturno.
Le cause da approfondire
Nella vera resistenza è importante cercare condizioni che mantengono elevata la pressione, come alcune malattie renali, disturbi ormonali o apnee ostruttive del sonno.
Anche l’eccesso di sale e sostanze o farmaci che interferiscono con il controllo pressorio possono contribuire. L’inquadramento va guidato dal medico, spesso con il supporto di un centro specializzato.
Il potassio merita attenzione sia nella diagnosi sia durante le cure che agiscono sull’aldosterone.
Ridurne o aumentarne l’apporto attraverso integratori e sostituti del sale senza indicazione può essere rischioso in chi ha malattie renali o assume particolari farmaci. La scelta terapeutica richiede un piano di controlli, non soltanto una nuova prescrizione.
Che cosa cambia oggi
Negli Stati Uniti baxdrostat ha ottenuto nel 2026 l’approvazione per adulti con ipertensione non adeguatamente controllata da altri farmaci, in associazione alla terapia antipertensiva. La scheda prescrittiva richiede controlli di potassio e sodio prima e durante la cura. L’autorizzazione statunitense non stabilisce di per sé disponibilità e rimborsabilità in Italia, che devono essere verificate nel percorso specialistico.
Per chi vede ancora valori alti, il passo immediato è rivalutare il percorso con il curante e un diario attendibile, senza aumentare autonomamente le dosi. Se a valori molto elevati si associano dolore toracico, difficoltà respiratoria o sintomi neurologici, serve assistenza urgente. La ricerca amplia gli strumenti; la buona gestione comincia dal capire perché, in quella persona, la pressione resta fuori controllo.
Bibliografia essenziale
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