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Oltre il 5,3% della popolazione over 50, per un totale stimato di 1,4 milioni è affetto in Italia da maculopatia. Si tratta di una malattia diffusa che, tuttavia, secondo una ricerca condotta dall’istituto Lorien Consulting in collaborazione con il Centro ambrosiano oftalmico (Camo), ancora non è conosciuta: il 32% del campione intervistato afferma di sapere di cosa si tratti, ma solamente l’11% riesce a darne spontaneamente una definizione più precisa e a ricordarne alcuni degli effetti principali, tra cui la percezione di macchie scure (scotomi) e di distorsioni (metamorfopsie), fino quasi alla perdita della vista. Quest’ultima percentuale sale, naturalmente, per chi è affetto dalla patologia, sebbene sia solo il 29%. «Solo dopo averne riferito la corretta definizione - sottolinea lo studio - i conoscitori fra la popolazione raggiungono il 41%, che resta ben al di sotto della metà degli intervistati, mentre raggiunge il 100% fra i sofferenti». Per i non sofferenti che la conoscono, comunque, il passaparola è il principale canale di comunicazione (10%), mentre ancora molto bassa è la percentuale di persone che ne hanno sentito parlare tramite i media tradizionali.
Secondo il sondaggio , inoltre, il 25% del totale campione ricorda le corrette cause, fra cui diabete, un’età superiore ai 50 anni e l’ipertensione, e il 20% dello stesso cita almeno un sintomo corretto, in primis la perdita della capacità visiva, tali percentuali salgono rispettivamente all'81% e al 75% per gli affetti dalla patologia.

Colpite di più le donne rispetto agli uomini
I sofferenti risultano essere in prevalenza donne (69% vs 54% del totale), provenienti dal Nord Ovest (40% vs 27%), con un’età distribuita in maniera diametralmente opposta rispetto alla popolazione e con una maggiore concentrazione di ultraottantenni (54% vs 14%). Anche nella percezione generale, i sofferenti di questa patologia sono più donne che uomini. Dall’indagine è emersa inoltre una correlazione fra la degenerazione maculare e altre patologie o abitudini di vita scorrette; i sofferenti sono ad esempio maggiormente affetti da diabete (25%) rispetto al resto della popolazione over 50 (11%), hanno subito o devono subire interventi di cataratta (35% vs 13%) o soffrono di ipertensione (46% vs 35%), così come ci sono più fumatori tra i sofferenti (31%) che nel resto del campione (23%).

Ignorato l’esame salva cecità 
Se i sofferenti, utilizzando una votazione da 1 a 10, la giudicano in media all'8,7, con un 54% che indica un voto tra 9 e 10, per gli ultracinquantenni italiani il punteggio medio è pari a 7, dove, però, più della metà del campione non sa indicare nessun voto. La maggior parte del campione (74%) non sa inoltre che basta un semplice esame oculistico, (si chiama Oct) oltre agli esami più specifici, per ottenere una diagnosi della malattia. «Una diagnosi precoce, ottenibile con un semplice esame non invasivo che dura pochi minuti – sottolinea Francesco Bandello, ordinario di Oftalmologia dell’Università Vita e Salute del San Raffaele - è fondamentale per anticipare la terapia nei tempi giusti».

Mese della prevenzione con il patrocinio del ministero della Salute 
Per sensibilizzare la popolazione Camo ha lanciato una campagna di prevenzione, in collaborazione con l’ospedale San Raffaele di Milano, e con il patrocinio del ministero della Salute, che offre ai cittadini un mese di visite gratuite presso 15 centri di eccellenza su tutto il territorio per diagnosticare questa patologia. «Proprio perché siamo consapevoli che la popolazione ignora la gravità della maculopatia - spiega Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro ambrosiano oftalmico (Camo) - abbiamo deciso di attuare questo grande screening con una task force di specialisti. Vogliamo fermare questa epidemia che porta grave compromissione della vista».
«L’indagine infatti ha fatto emergere un alto numero di sofferenti di questa patologia – commenta dal canto suo il presidente di Lorien Consulting e direttore della ricerca, Paolo Rossi –. Eppure sono ancora in pochissimi a conoscerla e a ricordare dettagli correlati a essa. Chi la vive ne conosce certamente il livello di gravità, ma fra gli altri la conoscenza è talmente esigua da non sapere che basterebbe una visita medica oculistica per averne una prima diagnosi».Fonte: Il sole 24 ore sanità
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